A cura della Redazione
Del Gaudio: «Palazzo Fienga, un grazie alla Magistratura» Pubblichiamo la nota a firma di Michele Del Gaudio, ex magistrato e parlamentare, ed attuale referente cittadino di Libera, Associazione contro le Mafie, relativa allo sgombero di Palazzo Fienga. La liberazione dell’antico palazzo per Torre Annunziata è un evento storico! Il dato è incontestabile! La camorra è stata espropriata della sua roccaforte. Ma è una vittoria dello Stato, non della città. Anche se può diventare l’inizio della sua rinascita! Lo sgombero è stato deciso dalla procura distrettuale antimafia di Napoli e dalla procura della Repubblica di Torre Annunziata. La gratitudine è profonda, anche per le forze dell’ordine che hanno collaborato. Apprezzabile anche la scelta di non invitare alla conferenza stampa le istituzioni politiche locali, che hanno solo “subìto” i provvedimenti giudiziari, dopo trent’anni di inerzia. Ma l’impegno deve proseguire con determinazione per individuare e punire mafiosi e corrotti. Non c’è mafia senza corruzione. I risultati non sono mancati contro la camorra, si sono rivelati scarsi contro la corruzione. Non è logicamente possibile che a Torre ci siano tanti camorristi, come gli ultimi processi dimostrano, e pochissimi corrotti. Ecco perché occorre un nucleo anticorruzione, compatto ed efficace, con magistrati e investigatori di valore. C’è già tanto materiale da approfondire: quello raccolto con abnegazione e coraggio dalla commissione prefettizia di accesso nel 2013. Il ministro dell’interno con nota del 26-11-2014 fra l’altro afferma: “L’attività svolta dalla commissione ha evidenziato delle criticità, ma non tali da concretizzare i presupposti per lo scioglimento del consiglio comunale di Torre Annunziata, ai sensi dell’articolo 143 del Testo Unico degli enti locali… Va tuttavia ricordato che con decreto del Prefetto di Napoli del 7 gennaio scorso il sindaco di Torre Annunziata è stato invitato a porre in essere, entro il termine di sei mesi, le iniziative necessarie a rimuovere le forme di sviamento della attività amministrativa e gli effetti pregiudizievoli per l’interesse pubblico rilevati in sede ispettiva, che, ove perduranti, avrebbero potuto portare allo scioglimento del consiglio comunale ai sensi dell’articolo 141 del Testo Unico degli enti locali”. Quindi il comune, fino a che non eseguirà tutti gli inviti-diffida del prefetto, sarà sotto procedimento di scioglimento a norma dell’articolo 141: cioè, non per condizionamento camorristico (art. 143), ma comunque per “gravi e persistenti violazioni di legge”. Anche se su torresette.it, il 24 gennaio 2015, il sindaco Giosuè Starita, costretto ad organizzarsi una conferenza stampa da solo, assicura: “Lo stesso Ministero dell’Interno ha chiuso anche la questione relativa alle prescrizioni, non ravvisando alcuna irregolarità nell’operato dell’Amministrazione”. E aveva già sostenuto il 10-3-2014, dopo le prescrizioni prefettizie del 7-1-2014: “Va, infine, evidenziato che l’A.C. di Torre Annunziata è stata oggetto di un accertamento ispettivo attentissimo all’esito del quale tutti i soggetti titolari del procedimento hanno ritenuto non sussistere i presupposti per lo scioglimento”. Ben due dichiarazioni del primo cittadino sembrano smentite dal ministro. Ma Starita aggiunge che evacuare Palazzo Fienga è una delle prescrizioni prefettizie. Innanzitutto viola il segreto d’ufficio, in quanto le prescrizioni del prefetto sono riservate, ma sostanzialmente ammette che, se lo sgombero non fosse stato attuato, il consiglio comunale sarebbe stato sciolto. Peraltro, non si può escludere che esistano altre prescrizioni non attuate e quindi continui a sussistere il pericolo dello scioglimento. Anche la classe politica ha una missione ostica ma non utopistica: auto purificarsi, escludere non solo i camorristi, ma anche i soggetti che hanno compiuto “gravi e persistenti violazioni di legge”. La parte sana deve bandire quella marcia, che ha impedito lo sviluppo della città, anche attraverso un clientelismo esasperato. I governanti hanno, però, un altro imperdonabile peccato sulla coscienza: non aver programmato per tempo lo sgombero, costringendo i giudici ad intervenire con provvedimenti perentori con le conseguenti sofferenze di bambini, anziani, donne, famiglie incolpevoli. Se lo sfratto è nelle prescrizioni prefettizie fin dal 7 gennaio 2014, il comune dorme per un anno, per poi vantarsi di aver sistemato senza incidenti 150 persone. E “dove” li ha sistemati? In una scuola a diretto contatto con i bambini, in box inospitali, in un albergo, al costo di 5.000 euro al giorno, che al momento pagano i cittadini, ma che sicuramente la corte dei conti porrà a carico di coloro che hanno deliberato tali spese, evitabili con un minimo di organizzazione. Un’ultima osservazione è sull’azione legale per il recupero delle somme spese per l’emergenza “a danno dei 119 proprietari delle abitazioni”. A parte che l’emergenza è stata provocata dal comune, che ha avuto un anno a disposizione, ma ancora una volta si sbaglia obiettivo: molti proprietari sono vittime dei camorristi, che si sono impadroniti dei loro immobili senza versare mai il canone. Sarebbe quindi giusta una rigorosa selezione fra i proprietari e gli inquilini per stabilire chi citare a giudizio, altrimenti si continuerebbe a favorire i camorristi, dopo averli lasciati in pace per più di trent’anni. Starita ha ragione solo sul futuro di Palazzo Fienga: vi si collochi il Commissariato di Polizia. Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie, non è ancora intervenuta sull’argomento perché ha procedure democratiche che non si sono ancora concluse. Michele Del Gaudio