A cura della Redazione
Lettera aperta: la denigrazione di una nobile disciplina, la boxe Siamo alle solite. Continua questo abbinamento gratuito e disinformato del pugilato con la violenza, che dimostra ignoranza e superficialità nel trasmettere notizie distorte, quando per protagonista c’è una persona che ha avuto a che fare con il mondo del pugilato. Questa mattina con grande stupore ho letto una notizia di cronaca che asseriva che un pugile torrese affiliato alla FPI da ben 7 anni e per giunta professionista aveva picchiato a sangue un suo amico. La notizia mi ha lasciato di stucco in quanto essendo io il manager dei pugili professionisti che vivono a Torre sarei stato sicuramente avvertito, proprio dalla Federazione. Dopo lo stupore iniziale, ho iniziato a fare un giro di telefonate per sapere di più sull’accaduto, scoprendo che il giovane in questione appena diciasettenne ha frequentato la palestra per appena 18 mesi e che nel 2010 non è stato neanche affiliato all’associazione pugilistica. Quindi un episodio seppur grave ma di ordinaria quotidianità, dove la parola pugile accostata al giovane che ha recato violenza deve essere interpetrata con la dovuta cautela. La metà dei giovani italiani non ha forse posseduto una tessera sportiva. Io ad esempio, ho avuto quella di tennista e di calciatore ma potrei mai definirmi tale? Mica basta avere una tessera inutilizzata della boxe per essere definiti pugili e per gettare fango sui praticanti di questa disciplina sportiva olimpica? Mi dà fortemente fastidio questa denigrazione voluta e magari accettata passivamente da molta gente che non conoscono i principi morali di questo sport, che crea uomini e ripeto veri uomini che vanno al di là del loro valore sportivo. Di questo sport che rafforza il fisico e la mente e educa la gente a sopportarsi, a salutarsi dopo una lotta alla pari, corretta nei suoi regolamenti precisi e determinanti, senza denigrazione dell’avversario. Tutte queste cose, che riesce a fare solo questo sport, sono buttate nella spazzatura da un episodio di cronaca, grave sì, ma che nella nostra società, ormai con rammarico constatiamo che sono all’ordine del giorno. Lasciamo stare la nobile arte, che è una delle poche discipline che insegna come vivere e toglie dalla strada molta gioventuù dispersa. Avrei tante cose da dire sulle tante cose positive, che hanno fatto i veri pugili e quanti ragazzi tesserati alla nostra Federazione senza mai combattere, che hanno vinto la loro battaglia migliore: il rispetto e l’educazione diventando modelli positivi da imitare. BIAGIO ZURLO