A cura della Redazione
Savoia, i perché di una metamorfosi. Intervista a Caiazzo Un calcio di rigore all’ultimo minuto di una finale mondiale, la possibilità di vincere la partita. Tiro: sbagliato! E’ questa la sensazione netta che offre Pino Caiazzo (nella foto). Si fa davvero grande difficoltà a dare adito alle affermazioni del patron dell’Atletico Savoia, pardon dell’Asd Calcio Savoia 1908! Tante, troppe le incongruenze sull’Affaire Savoia. Dal cambio del nome, al business Giraud, passando ai contrasti più o meno evidenti tra i soci dell’Atletico, tra lo stesso Caiazzo e il direttore/allenatore Pasquale Vitter. Quanti argomenti, quanti spunti in una lunga e determinata intervista. Presidente Caiazzo, chi vi ha chiesto di modificare la denominazione sociale? «A pochi giorni dal 22 giugno, termine ultimo per effettuare la richiesta di cambio di denominazione, alcuni tifosi, esponenti di gruppi organizzati, in primo momento in contrasto con noi, poi avvicinatisi al nostro Atletico da qualche tempo, mi hanno chiesto di entrare in campo e sostituire il Savoia ormai scomparso». Eppure non siete nuovi, da dieci anni fate attività calcistica quale seconda squadra cittadina, che necessità c’era di chiamarvi Savoia 1908? Anche perché bastava fare un giro della città, o magari “affacciarsi” su internet, sui siti dei tifosi o sui social network, per verificare come la stragrande maggioranza dei sostenitori oplontini è contraria a che ciò sia avvenuto. «Quei pochi tifosi mi hanno chiesto di togliere la parola “Atletico” dalla denominazione perché sarebbe stato sconveniente». Non le sembra che questa metamorfosi nella denominazione, agli occhi della maggioranza dei tifosi, e non mi riferisco solo ai gruppi organizzati, ma anche a coloro che si riconoscono nella tradizione del Savoia 1908, sia apparsa ancor più sconveniente che togliere il nome Atletico? «Mi sono confrontato con gli altri soci e non posso negare che alcuni di loro non volevano effettuare questa forzatura. Alla fine, però, ho preso le mie decisioni». Ammette, quindi, di aver forzato la mano in una situazione delicata, consapevole che questo avrebbe potuto produrre, come è stato, una frattura tra i tifosi? «Si, è vero, e l’ho fatto rischiando in prima persona». Così sembra troppo semplice, come l’ex allenatore della Nazionale, Lippi, che per evitare le critiche della stampa, l’ha anticipata affermando di essere l’unico responsabile del fallimento al Mondiale. L’Atletico avrebbe potuto e dovuto creare un clima di serenità, un nuovo modo di vivere il calcio in città, ma così facendo si è cominciati con il piede sbagliato. Diciamola tutta, la sensazione forte è quella di un’imposizione di pochi, piuttosto che il via libera di tanti. «Sapevamo di correre questo rischio, so che partiamo in salita, ma quello che chiedo ai tifosi è di aspettare, attendere almeno un paio di mesi, per veder nascere la nuova società, iniziare il campionato, poi si vedrà». Ma il rischio concreto non è quello di contestazioni, ma quello dell’indifferenza che, per certi versi, è ancora più grave. «Certo, ma con la trasparenza e la validità del nostro progetto contiamo di superare l’indifferenza e conquistare ampia parte della tifoseria. Siamo consapevoli che non saremo mai accettati da tutti proprio perché ci vedono come gli usurpatori del vecchio Savoia, ma tentare di far avvicinare nuovi tifosi per noi sarà una vittoria». La premessa che lei ha fatto è quella della trasparenza, ma tutto fuorchè trasparente è sembrato, oggettivamente, il vostro comunicato, il vostro blitz nell’imporre l’Atletico Savoia. «Ma la nuova società che nascerà tra qualche giorno, sotto forma di società dilettantistica a responsabilità limitata, per la quale già due nostri soci commercialisti stanno lavorando, non rappresenterà la continuità dell’Atletico Savoia, bensì il nuovo Savoia». E l’Atletico Savoia che fine farà? «Scomparirà». E’ evidente, quindi, alla luce di questa sua affermazione che il “nuovo Savoia” come lei afferma, altro non è che la continuazione dell’Atletico, con la sua dirigenza, i suoi soci.Alcuni attimi di silenzio del presidente Caiazzo la dicono lunga sulla nostra riflessione! A questo punto una domanda ci sorge automatica. Se è vero che tanti, troppi erano i rischi calcolati di quello che avete fatto, non sarebbe stato meglio continuare a chiamarsi Atletico Savoia, proseguire nel campionato di Promozione, e con fatti concreti e trasparenti, farsi “accettare” dalla tifoseria del Savoia che avrebbe potuto riconoscervi un nuovo ruolo nell’ambito calcistico cittadino? «Questa era una delle ipotesi che abbiamo valutato, ma il tempo non c’è stato perché, a pochi giorni dalla possibilità di iscrizione della nuova denominazione, si correva il concreto rischio che qualcuno potesse iscrivere, magari in prima categoria, un “Savoia 1908” solo per fini speculativi. Noi abbiamo voluto evitare tutto questo ed abbiamo forzato la mano, così come abbiamo declinato la possibilità di fare calcio con coloro che stavano cercando altri titoli, perché ci sembrava una situazione poco concreta, fatta di tante parole. A questo punto, sulla spinta di alcuni tifosi e dello stesso Pasquale Vitter che ha creduto in ciò che poi abbiamo fatto, siamo usciti allo scoperto con il comunicato e con la richiesta di cambio di denominazione». Presidente Caiazzo, se questi erano i rischi perché non scrivere una lettera aperta alla città ed evidenziare queste difficoltà di cui ci ha parlato. In questo modo, piuttosto che l’appoggio di una parte dei tifosi avrebbe potuto ricevere l’avallo della maggioranza, elemento questo che le avrebbe potuto consentire di iniziare la nuova avventura non in salita come, invece, sta accadendo. «Questa era un’altra delle opzioni valutate, il tempo ci dirà se abbiamo sbagliato o meno a scegliere quella più drastica». Veniamo ora ad un altro dei temi più dibattuti, lo stadio Giraud. Solo lo scorso campionato era un peso, ora è una vera opportunità. «Vero. A breve ci incontreremo con il sindaco per chiedere l’utilizzo della struttura per gli allenamenti e le partite della prima squadra e di quelle del settore giovanile». Tutto qui. Non ci sembra realistico. Un business come quello di gestire il Giraud non ve lo farete certo scappare. «Stiamo valutando, ci siamo sentiti con il precedente assessore allo Sport, Michele Cuomo (eppure l’assessore non era più in carica già da prima dell’idea del cambio di denominazione, altri dubbi!, nda), dobbiamo capire i costi di un’eventuale gestione, visto che in questi anni abbiamo speso tantissimo per allenarci su altri terreni di gioco. Non a caso abbiamo visionato due terreni in prossimità “Palazzone” e Via Principio per realizzare campi per allenarci, con un costo di circa 360 mila euro con finanziamento del credito sportivo. Per questo dico che bisogna valutare quale delle ipotesi sia più valida ai fini economici». Un contributo da parte dell’Amministrazione alla nuova società non crediamo manchi anche perché è palese l’appoggio, da sempre, del sindaco che, sappiamo per certo si è anche recato dal curatore fallimentare per intercedere affinchè il logo dell’A.C. Savoia 1908 possa essere assegnato a voi. Un atteggiamento, quello del primo cittadino che, invece, nel recente passato, non si era mai verificato con i diversi imprenditori che avevano investito nel Savoia. Un vantaggio, per voi, non da poco. «Il sindaco intende dare il logo a persone serie. Sul contributo ritengo che sia fattibile, ma sarà l’Amministrazione a decidere. Sulla gestione andiamoci cauti perché, ripeto dobbiamo valutare, certo sarebbe bello poter organizzare concerti, partite di beneficenza, incontri con le altre scuole calcio della città, eventi teatrali, magari un cinema ed altro». Un vero affare, dunque, un qualcosa che non ci si può lasciare sfuggire in questo momento. Veniamo ora alla parte agonistica. Vi siete impegnati a tornare, in tempi brevi, nel calcio che conta. Un bel rischio, anche perché ciò significa stravincere un campionato dopo l’altro, a cominciare dal prossimo. «E’ proprio così, senza giri di parole dovremo vincere subito. Anzi le dico di più, se a gennaio non saremo primi e avremo compiuto passi falsi, il primo a pagare sarà l’allenatore, seguito dal sottoscritto». Quest’ultima affermazione contrasta con quanto affermato dal tecnico Vitter nell’incontro avuto con alcuni tifosi, nel quale non si era fatta alcuna promessa impegnativa. Cosa che è emersa anche dal successivo comunicato degli stessi tifosi. Un vero e proprio controsenso con le dichiarazioni di Caiazzo, anche perché le facili promesse potrebbero nascondere notevoli insidie come è avvenuto per gli impegni che in passato si erano assunti altri dirigenti, senza poi onorarli. C’è, quindi, da chiedersi cosa abbia spinto Caiazzo a modificare i propri “piani”. E se, invece, nel frattempo qualche imprenditore volesse subentrare? «Sono disposto a mettermi da parte, senza chiedere nulla in cambio, purchè chi verrà si dimostrerà persona seria, senza fini speculativi». Ma se nessuno si facesse avanti dove troverete le risorse economiche per scalare i campionati? La Promozione non è certo la serie D o il professionismo. «Sto cercando, e continuerò a farlo, sponsor in grado di permetterci di programmare con serenità il futuro». Belle parole. Ma, di certo, tutti siamo consapevoli delle attuali difficoltà economiche che vive il movimento calcistico nazionale proprio per la mancanza di risorse economiche. L’ottimismo di Caiazzo è davvero invidiabile. RODOLFO NASTRO (dal periodico TorreSette del 9 luglio 2010)