A cura della Redazione
«Una squadra malata mentalmente!» Un passo avanti, due indietro. Sembra essere proprio questo l’andamento del Savoia con l’arrivo di Citarelli. Nel momento in cui sarebbe stato necessario invertire la tendenza negativa, i bianchi si sono ripersi ed in due gare hanno sprecato quanto di positivo evidenziato nel derby con il Neapolis. La vittoria contro la compagine napoletana aveva dato il via a nuove, importanti premesse. L’aria sembrava essere cambiata. Il “guerriero” Citarelli aveva impresso la giusta rotta, invece, a commentare con oggettività le seguenti performance della squadra sembra evidente come i tre punti contro Moxedano e compagni hanno costituito un singolo momento di esaltazione, dovuto forse agli stimoli della piazza che ha premuto per superare i rivali. Tutto qui. Ci si è risvegliati dal sogno appena sette giorni dopo con la sconfitta di Vico Equense. Un Savoia che sembrava subito in partita: in rete dopo appena cinque minuti, ma “capace” poi di farsi rimontare e schiacciare dall’avversario che, raggiunto con facilità il vantaggio, con l’aiuto di clamorosi errori difensivi dei bianchi, hanno portato a termine la gara senza nessun rischio, tanto in attacco c’era il nulla! E come per trovare i soliti alibi, ci si è accampati all’assenza di De Rosa. Il tecnico Citarelli non è riuscito a darsi una risposta all’involuzione della squadra. Qualche dirigente ha pensato bene di lamentarsi dell’arbitro. Date per buone tutte queste “opinabili” versioni della società, ecco l’attesa risposta nel turno di mercoledì. A Torre il Sapri, squadra, “tranquilla”, in piena zona play off, terza forza del torneo: l’avversario perfetto per riprendere la strada del successo ed avvicinarsi a Castrovillari e Puteolana. Gli spigolatori hanno fatto pochissimo per vincere arrivando a schierare al Giraud le seconde linee per il turnover attuato dal tecnico Pensabene in virtù degli impegni in Coppa Italia. Ma ci ha pensato il solito errore difensivo, il clamoroso liscio di Malafronte, uomo d’esperienza, per il primo gol, e l’uccellata a Guarro, in occasione della seconda rete, per regalare agli avversari infrasettimanali tre punti facili facili. L’ennesima frittata di una formazione senza identità, senza le giuste motivazioni per salvarsi. Mancanze sotto gli occhi di tutti. Mimmo Citarelli laconico dichiara: “Questa è una squadra malata mentalmente. Bisogna curarla!”. Il tecnico denuncia anche comportamenti non consoni ad un atleta: “Non basta applicarsi negli allenamenti e in partita - sostiene l’allenatore - anche fuori dal campo bisogna osservare una vita sana, corretta per essere degni di indossare la casacca del Savoia. E non mi riferisco solo ai giovani, ma soprattutto ai calciatori più esperti”. Citarelli sorvola sull’aspetto tecnico che è altrettanto fondamentale. Senza un attaccante in grado di perfezionare quanto costruito da De Rosa ed Armonia, lo si è detto e lo si continua a ripetere, non si va lontano. Poco o nulla si è fatto per trovarlo. Ad inizio campionato si è lasciato andar via Incoronato, il goleador della scorsa stagione, considerato dall’allora direttore generale, Raimondo, non utile alla causa, per poi puntare su Marino che, non appena ne ha avuto l’occasione è “scappato” da Torre con il gruppo che si è sfaldato a fine anno. Poi i nuovi operatori di mercato, con Caldarelli che ha “urlato” ai quattro venti l’imminente acquisto di una punta, tesi avvalorata dallo stesso presidente Angellotti, salvo poi tornare sulla parole dette (un’abitudine per questa società di dilettanti), con lo stesso diesse che, alla vigilia della gara con il Neapolis ha calato la maschera per dire: “Non verrà più nessuno, tantomeno un attaccante”. Due mesi di attesa vana! E la situazione attuale è, tristemente, quella nota a tutti. Se il socio Amodio dopo la vittoria sul Neapolis si è lasciato sfuggire “Vinceremo i play out”, non pensando, forse, che non vincerli significherebbe retrocessione in Eccellenza. E se altri dirigenti parlano di questa o quella cordata, con fantomatici nuovi imminenti ingressi in società, la realtà è una sola: la società è purtroppo quella capitanata da Angellotti, la squadra arranca pericolosamente e neanche il cambio tecnico sembra aver portato l’auspicato cambiamento. I fatti sono questi: la restrocessione diretta dista appena due punti. RODOLFO NASTRO