A cura di Salvatore Cardone

«Mio nonno Nicola, napoletano, si trasferì con la moglie, Carolina De Simone, a Torre Annunziata oltre 135 anni fa, per continuare nella nostra città la tradizione di famiglia del padre Fausto Corelli, ufficiale borbonico che rinunciò alla carriera per dedicarsi al teatro, e della madre, Adelaide Petito, i cui genitori già nel 1826 gestivano a Napoli un famoso teatrino, il Silfide175».

Comincia così il racconto di Lucio Corelli sulla storia dei pupi, nell'ambito dell'incontro con la stampa di stamattina a Palazzo Criscuolo. E' stata  l'occasione per presentare la mostra che verrà inaugurata  domani, 3 luglio, per continuare fino a dicembre, aperta al pubblico tutti i giorni, dalle 9,30 alle 13,30 e dalle 15,30 alle 19,30.

Sono stati esposti in una sala della sede comunale 36 pupi pregiati di alto valore artistico, una collezione di proprietà di Corelli finalizzata alla riqualificazione dell'antico mestiere del puparo. Un'iniziativa, fortemente voluta dal sindaco Giosuè Starita e dall'assessore alla cultura Imma Alfano - grazie alla fattiva collaboraizone dell'Ufficio Cultura, rappresentato dalla funzionaria Rosanna Russo - che affianca nello stesso storico edificio comunale la mostra degli ori di Oplonti.  

«Abbiamo voluto riportare alla luce questo prezioso patrimonio di Torre Annunziata - ha affermato il primo cittadino - per valorizzare un'arte che la famiglia Corelli ha tramandato di padre in figlio e della quale Lucio rappresenta l'ultima testimonianza. Mail nostro obiettivo è quello di farla rivivere, per consentire  ai più piccoli di conoscerla e agli anziani di riscoprirla».

L'assessore Alfano manifesta apertamente il suo entusiasmo per la mostra. «Rappresenta solo il primo importante passo di un progetto che continuerà anche attraverso un laboratorio che il maestro Lucio gestirà, per insegnare questo antico mestiere a giovani che volessero continuare tale tradizione».

Nella nostra città già nel 1880 Nicola Corelli aprì un teatro dei pupi in via della Fortuna, di fronte alla sua abitazione, che nei decenni successivi si spostò al Corso Vittorio Emanuele, al Largo Fabbrica d'Armi, in via Sambuco e in via Zuppetta, ma anche a Castellammare di Stabia in via Santa Caterina e persino, con spettacoli itineranti, oltre che in molte piazze della Campania, in Calabria e in Puglia. Il figlio Amedeo impersonava anche Pulcinella, come lo zio Antonio Petito, famoso interprete di questa maschera.

Ma i personaggi dei pupi che restano nella memoria dei vecchi della nostra città sono due guappi: Tore 'e Criscienzo e Ciccillo 'ra Pruvulera, entrambi realmente esistiti, il primo napoletano e il secondo torrese. Non dimentichiamo, poi, che questa famiglia ha fatto  costruire l'attuale Politeama, il cine-teatro che nel 1908, quando nacque, portava appunto il nome di Corelli. La tradizione, poi, è stata mantenuta viva da Vincenzo e da suo figlio Lucio (che ha abnche ricevuto una targa dal Comune) ed ora sembra rinata con questa mostra.    

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