A cura della Redazione
Gli scavi di Oplonti nella «rete» dei siti archeologici vesuviani La valorizzazione degli scavi di Pompei, per gli esperti Unesco, deve procedere compatibilmente con la sua tutela. E’ un concetto di sostenibilità che è stato chiarito da Adele Lagi, dell’Ufficio Unesco Mibac, nella conferenza organizzata, sabato 19 gennaio, dall’associazione “Amici di Pompei” presso l’Auditorium della Soprintendenza di Napoli e Pompei. Serve un piano di rilancio del sito archeologico vesuviano che sancisca la fine del turismo “mordi e fuggi”, parallelamente al decollo dell’offerta di sistema nel quadro della gestione complessiva del paesaggio e del territorio. Nel meeting istituzionale del 17 novembre 2012, sono stati definiti tempi, modi e soggetti responsabili del progetto che prevede la gestione ottimale dell’asse Pompei - Oplonti - Ercolano sulla base delle raccomandazioni contenute nel report Icomos/ Unesco. Durante l’incontro, preceduto da un sopralluogo negli scavi di Pompei, è stato verificato lo stato di conservazione del sito, le proposte per la sua gestione innovativa ed il report su manutenzione e restauro. In questo ambito emerge oggettivamente la lentezza dello stato di avanzamento del “Grande Progetto Pompei” finanziato con 105 milioni di euro dalla Comunità Europea. Il ritardo è dovuto alla pesantezza burocratica nel conferimento degli appalti. Il meeting ha esaminato l’unico esempio di tutela a gestione privata finanziata dall’Herculaneum Conservation Project. Il workshop è la prima tappa del rapporto sulla conservazione del parco archeologico in riferimento agli indirizzi Icomos/Unesco. Dopo il terremoto del 1980 ed il parziale, discutibile, recupero con fondi Fio, le minacce per il patrimonio archeologico vesuviano derivano principalmente da tre fattori: i materiali di recupero inappropriati, l’umidità di risalita e l’attacco di fattori climatici quali vento e pioggia. Non deve essere sottovalutata l’usura dovuta all’impatto delle visite turistiche di massa. A Pompei bisogna intervenire rapidamente, prima che sia troppo tardi, per preservarla dal degrado. Soprattutto con una costante manutenzione ordinaria. E’ necessario coinvolgere la comunità circostante sull’importanza di preservare l’integrità del sito archeologico che è testimonianza delle radici e simbolo di prestigio internazionale, e che produce arricchimento commerciale. Gli interventi per la preservazione di Pompei sono urgenti. Devono partire al più presto. E’ questo il parere di tutta la società civile. I fondi sono stati stanziati, i cantieri devono aprire. Basta giocare con la burocrazia. Per il sito Unesco c’è pericolo di entrare nella lista “in danger” (a rischio) del Patrimonio dell’Umanità. Quando un sito entra a far parte del proprio patrimonio, l’Unesco lo “fotografa”, pretende giustamente che sia tutelato a dovere, pena la cancellazione dalla sua lista di merito che assicura prestigio internazionale ed il ritorno di forti flussi turistici (due milioni e cinquecentomila visitatori nel 2012 a Pompei). Il punto di svolta, a partire dal crollo della Schola armaturarum, si è avuto lo scorso mese di novembre, con la firma del protocollo di collaborazione tra Unesco e Mibac, al fine di assicurare un radicale cambiamento di gestione dopo un anno di crolli ed aspre polemiche che hanno fatto il giro del mondo. Ora è in campo con l’Unesco un progetto che prevede tre iniziative. La prima riguarda l’assistenza, con tecnici qualificati, al dicastero di Lorenzo Ornaghi per la realizzazione del “progetto”. La seconda verte sulla chiamata in campo di donatori e sponsor. Terza iniziativa è la preparazione di un tavolo di concertazione con il loro contributo (ammesso che si trovino). C’è poi una quarta importante iniziativa, vale a dire la creazione di una “buffer zone” (“zona tampone”) per Pompei e l’hinterland vesuviano. Lo scopo è di creare una rete virtuosa che comprenda Ercolano ed Oplonti insieme ad altri attrattori archeologici e non, come il Miglio d’Oro ed il Parco del Vesuvio, nel quadro del piano paesaggistico regionale. L’accordo mette l’Italia in condizione di adeguarsi agli indirizzi del Comitato mondiale del patrimonio, all’indomani del crollo della Schola armaturarum, alla definizione di una mappa dei rischi, alla stesura di un piano di riassetto idrogeologico del sito fino al budget (250 milioni di euro) per il suo recupero integrale. Interventi da avviare al più presto nel 2013, pena l’inclusione di Pompei nella lista dei monumenti a rischio. Tocca in un secondo tempo ai privati proporre validi progetti per la riqualificazione della “buffer zone”, con l’offerta di servizi per la fruizione del “sistema Pompei” che preveda una sosta prolungata dei turisti estesa a tutto il territorio. MARIO CARDONE