A cura della Redazione
Giovannino Giraud, una maglia bianca e la polvere dei campi di calcio E´ deceduto questa notte alle due Giovannino Giraud, l´ultimo dei tre fratelli (gli altri erano Michelino e Raffaelino) figli di Alfredo, capitano della marina militare al quale è intitolato lo stadio di Torre Annunziata. Giovannino aveva compiuto 100 anni proprio nello scorso mese di gennaio (foto). Aveva giocato nel Savoia (e anche nel Napoli) negli anni ´30 con la oramai mitica maglia n. 11 ed era famoso per essere in possesso di un tiro di rara potenza. I funerali si svolgeranno sabato 4 maggio alle ore 10 nella Basilica di Maria SS. della Neve. Le redazioni di TorreSette e torresette.it formulano alla famiglia le più sentite condoglianze per la scomparsa di un´autentica pietra miliare della storia della nostra città. IL RICORDO Sarà per quel cognome francese, sarà per quel diminutivo che lo accomunava a cinque fratelli di una famiglia davvero speciale, sarà per il legame con Torre Annunziata mai reciso e neppure allentato da una separazione fisica, ma Giovannino Giraud è stato più che un mito, è stato un dolce suono di racconti fantastici sempre accompagnati dall’immagine di una maglia bianca, di un pallone allacciato con le stringhe e di una polvere che spazzava campi mai protetti dal vento. Le storie ho avuto la fortuna di ascoltarle dalla sua voce, in quei talk show naturale che era la passeggiata domenicale sul Corso, con i bambini aggrappati alla mano del papà e incantati da ricostruzioni di grandi gol affidate alla moviola più suggestiva che si possa immaginare: la memoria. Il Savoia innanzitutto, anche se non era più quello dello scudetto sfiorato nella doppia finale con il Genoa, ma di sfide altrettanto leggendarie come i derby con la Salernitana, lo Stabia o la Bagnolese, oppure di trasferte a Messina e a Catanzaro che dovettero somigliare più a pellegrinaggi che a comodi trasferimenti per quasi professionisti. E poi il Napoli che Giovannino visse da una posizione un po’ defilata: idolo era Attila Sallustro, un po’ il Maradona o il Cavani degli anni trenta che animava il gossip con il suo amore per la soubrette Lucy d’Albert e con le sue foto da divo accanto alla Balilla che dominava le strade della città. Spiegalo Giovannino a chi non l’ha mai conosciuto: calcisticamente è stato un’ala, per volere di papà Alfredo, ufficiale di Marina al quale Torre ha dedicato lo stadio anche per ringraziarlo d’aver prodotto tre titolari del Savoia (Raffaele, Michelino e Giovannino, il più forte dei tre). Era potentissimo, il modello era Levratto, detto lo sfondareti, nazionale dell’epoca che lo aveva preceduto: facile capire che cosa li rendesse per lo meno simili. Umanamente ha titolo per parlarne il figlio Ottavio, i ricordi collettivi riferiscono di un galantuomo che ha sempre onorato il marchio di famiglia. Una nobiltà d’animo esportata in mezz’Italia, per le peregrinazioni al seguito del padre, poi diventate insopprimibile necessità per tutti i fratelli. Per tutti, meno uno, Giovannino appunto, troppo legato a Torre Annunziata per separarsene. Aveva scelto di abitare nella piazza dalla quale tutta la storia cittadina s’è sviluppata, accanto alla chiesa eretta per onorare la Madonna della Neve, il simbolo torrese per definizione. Accanto alla pasta e al Savoia. Lui, Giovannino, ha resistito fino all’ultimo, riuscendo a doppiare anche la boa del primo secolo. C’è ancora un bellissimo futuro che l’attende. Chi sa dove. MASSIMO CORCIONE