A cura della Redazione
Se a naufragare è anche la nostra «Concordia» Tiepida domenica, ultima di febbraio. L’Avvocato non è riuscito a far… uscire il sole e il cielo si presenta coperto di un ammasso di nuvole grigie, fortunatamente senza pioggia. La folla che si riversa sui marciapiedi di Torre nord fa capire subito che è domenica. Una folla di ciarlatani rassegnati che spendono le ore del dì di festa a mordersi la coda senza nemmeno accorgersi della “buona compagnia” di bidoni ricolmi della solita spazzatura che, furbi e intelligenti, lasciano fuori casa d’abitudine e non pensano che sabato e domenica sono giorni di penitenza per la città dal punto di vista igienico e di pulizia. Sopportano, benché si lamentino continuamente, dei disservizi offerti dall’Amministrazione, rassegnati in attesa che qualcosa cambi: siamo prossimi alle nuove elezioni. Nelle discussioni più accese che ricorrono fra i drappelli di circostanza l’argomento principe è ancora l’insofferenza a questa stasi di quiescenza ed all’abitudine alla rinuncia a tutti i diritti e doveri di cittadini e politici, amministratori in carica e consiglieri nominali, responsabili assenti. Vedo bambini stupiti e irritati che osservano impotenti tutto quello che li circonda. La signora con il carrozzino sta cercando un varco libero sulle strisce pedonali per poter attraversare. Il Tizio bestemmia a voce alta mentre sul bordo del marciapiedi tenta di ripulire la scarpa dall’ultimo impiastro di… uno stronzo di cane più stronzo del padrone! Passeggiata a gimcana tra la gente in sosta, la bancarella abusiva, il bidone ricolmo, l’albero ridotto a cestino rifiuti, la carrozzina da passeggio e i tavolini del bar, senza guardarsi inviso, senza alzare lo sguardo per non incorrere nel costante, imbarazzante, stronzicidio. Che città, che centro storico, che bella passeggiata domenicale! Intanto sui marciapiedi più ampi postazioni di banchetti intorno ai quali si raggruppano i sostenitori dei probabili candidati (e non dico nuovi perché sarebbe un vero eufemismo). Saranno già 4 o 5 o più, non si sa ancora. Quello che è certo è che le prospettive non sembrano eccitanti, niente di nuovo sotto il sole, che oggi in questa giornata domenicale ci ha lasciati nel grigiore più grigio e profondo a simbolo dello stato di abbandono in cui versiamo. Liste civiche messe insieme intorno ad una chiacchierata ma senza prospettive, e che ingenerano come un effetto moltiplicatore nuove liste che hanno l’imbarazzo di un inquadramento in un’area politica. Contro tutto e contro tutti, ognuno per sè, probabilmente destinate a scomparire prima ancora di ufficializzare le candidature ed i simboli. Siamo specialisti a polemizzare, criticare, sostenere ora l’uno ora l’altro principio a ragione del proprio punto di vista che non cerca condivisione e destinato, quindi, a decadere ancor prima di diventare una possibilità. Aggregare accoliti e sostenitori riesce difficile se non impossibile. Gli adulti si tirano dietro i retaggi di appartenenza ad un partito politico ormai in disarmo; i giovani non hanno idea di sistematica organizzazione di un movimento che voglia soppiantare i vecchi criteri politici cui rinunciano per partito preso (anche senza partito). A cosa siamo ridotti? Senza ideali, senza prospettive, senza volontà, spinti solo da un desiderio impagabile di cambiare. A sentire le voci raccolte sui siti dei media, ricorrenti strumenti di esternazione pubblica, pare che tutti volessero rinnovare, cambiare, rigettando tutti quelli che ci hanno fin qui rappresentati senza concretamente realizzare niente delle chiacchierate promesse fatte anni addietro, quando si presentarono candidati alla guida della città, una città in eterno delirio pre-morte, una città dove il fondo è sempre più profondo senza mai toccare l’ultimo definitivo stadio. Anche i sussulti dell’agonia abbiamo superato abbondantemente: la bretella, il depuratore, il ponte, il porto, il prolungamento di via dei Mille, le scuole, il museo, il cinema Moderno, le ristrutturazioni, il cimitero, per non parlare dell’area ex industriale e quindi del lavoro, degli investimenti, ecc.. Ma di tutto questo, cosa è stato progettato e realizzato? Neanche il Tribunale è riuscito negli ultimi anni a portare a termine il completamento dell’edificio in costruzione. E in cambio di tutte queste cose non realizzate abbiamo subito l’aumento della tassa sulla spazzatura, l’affidamento ad uffici privati di competenze pubbliche, oneri dell’acquedotto non dovuti eppure incassati, disservizi nel traffico, disorientamento della cittadinanza per uffici pubblici dislocati in periferia, strade come campi da golf, chiusura attività commerciali e, pensate un po’? moltiplicazione di sale gioco e “compro oro” (un autentico incentivo per gli scippatori, i ladri di appartamenti e la povera gente che non riesce a sbarcare il lunario). Dunque, dov’è finita tutta quella “Concordia” dichiarata nelle discussioni a proposito di cambiamenti? Dove sono tutti i presupposti per rinnovare? Disorientamento generale, ecco cosa siamo riusciti a produrre fin qui e non so se ci resta ancora da sperare nel fatidico colpo di coda, nella mossa a sorpresa. Ma se la speranza è l’ultima a morire e se ancora non è morta, siamo qui e staremo a vedere. Però vigiliamo miei cari concittadini, perché finire dalla padella nella brace ed essere recidivi non depone bene e nemmeno un meo culpa generale potrebbe salvarci questa volta. Mi fa sorridere l’immagine della nave Concordia arenata vicino all’isola del Giglio: qui le barche si arenano anche nel porto… Ma se si arena e naufraga anche la nostra Concordia intorno a tante speranze, che sarà? BERNARDO MERCOLINO