A cura della Redazione
Nucleare, referendum e 25esimo anniversario del disastro di Chernobyl Circa un milione di firme, di cui oltre mille a Torre Annunziata, raccolte dall’Italia dei Valori per far indire il referendum sul Nucleare. La maggioranza degli italiani pronta per andare a votare e per esprimere la propria opinione, favorevole sicuramente all’abrogazione della legge che stabilisce la costruzione di quattro centrali nucleari nel nostro Paese, soprattutto dopo la tragedia di Fukùshima. Eppure, nonostante ciò, il governo Berlusconi, con un emendamento-farsa al decreto “Omnibus”, vuole evitare questo referendum. Il motivo è semplice: se si votasse sul Nucleare, per effetto di trascinamento, vincerebbero anche i sostenitori dell’acqua pubblica e i contrari al legittimo impedimento. Una “mazzata” troppo forte che potrebbe causare un crisi di governo e, forse, le elezioni anticipate. Insomma, una scelta prettamente opportunistica e, per di più, non si è ancora capito se il Governo intende rinunciare definitivamente al Nucleare, visto che la parola d’ordine è “rinvio” a dopo le decisioni che saranno assunte a livello di Unione Europea. Dunque, scavalcare la scelta emotiva del momento, dopo gli eventi negativi della centrale nucleare giapponese, ed eventualmente riproporre la questione quando le acque si saranno calmate. Eppure Fukùshima non è un caso isolato. Dal dopoguerra ad oggi ci sono stati ben dodici incidenti nucleari: in Unione Sovietica, Stati Uniti, Giappone, Canada, Brasile, Gran Bretagna, Svizzera, Francia e Belgio. E proprio martedì prossimo ricorrerà il 25esimo anniversario dell’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl, avvenuta il 26 aprile 1986. E’ stato il più grave disastro finora accaduto, con sessantacinque morti accertati e quattromila presunti, secondo l’ONU; furono evacuate da quella zona oltre trecentomila persone, la nube radioattiva sprigionatasi in seguito allo scoppio del reattore numero 4 arrivò perfino in Italia e si stimano in sei milioni, secondo Green Peace, i decessi su scala mondiale per tumori riconducibili a quel disastro, per i settanta anni successivi a quella tragica vicenda. E anche in Campania, già prima del referendum del 1987, nel quale l’80 per cento degli italiani si espresse contro il Nucleare, la centrale del Garigliano è stata chiusa perché al centro di allagamenti che hanno contaminato acque e terreni circostanti. Anzi, ancora oggi, continua l’opera di messa in sicurezza e bonifica di quell’area, con una spesa di centinaia di milioni di euro, senza che sia stato nemmeno risolto il problema di un deposito sicuro per le scorie radioattive prodotte dalla centrale. Tanto è vero che proprio lì si intende costruirne uno, in attesa del sito nazionale che dovrebbe accogliere tutte le scorie derivanti dalle centrali nucleari operanti in Italia dagli anni ‘60 fino agli anni ‘80. SALVATORE CARDONE Dal settimanale TorreSette del 22 aprile 2011