A cura della Redazione
Guerra in Libia, la discesa in campo dell´Italia Siamo in guerra. Sembrava impossibile pensarlo un mese fa ed invece è la verità. Sappiamo tutti che la guerra distrugge soltanto: uomini, sentimenti e cose. La storia ce lo ha insegnato; ma noi uomini dimentichiamo facilmente, abbiamo la testa dura e non abbiamo paura di sbatterla contro un muro pur sapendo che ci facciamo male. Siamo coraggiosi? Non credo, perché non dobbiamo difenderci da un nemico ipotetico o reale. La guerra azzera i diritti fondamentali della persona ed in primo luogo il diritto alla vita ed alla pacifica convivenza. La guerra scatena l’odio tra i singoli e tra i popoli e libera gli istinti più bestiali e violenti che in periodi di pace l’uomo tiene sotto controllo e come chiusi nel “vaso di Pandora”. Avevamo appena gustato la gioia della festa del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia che siamo subito caduti nel baratro della paura della guerra scatenata a pochi passi dal nostro territorio. Il Governo ed il Parlamento italiano non avevano problemi per la testa ed hanno deciso di partecipare all’intervento armato in Libia. Una guerra si sa quando inizia ma non si sa quando, come e dove finisce. Ma come! Un mese fa il Presidente del Consiglio pranzava e si divertiva insieme a Gheddafi come due amici di vecchia data e dalla sera alla mattina sono diventati nemici! Non si è ancora asciugato l’inchiostro delle firme apposte sui trattati bilaterali economici e di amicizia che quei fogli sono stati unilateralmente, dal nostro Governo, già strappati? Sono stati forse gli accordi più velocemente disattesi della storia tra due popoli. Quale credibilità il nostro Governo può avere in campo internazionale? Agli occhi del mondo siamo diventati il popolo più infedele e senza dignità e coerenza politica. L’Italia è isolata in campo internazionale perché si è dimostrata non affidabile. La nostra barca va dove porta il vento, ci piace salire sul carro del più forte. Il dittatore Gheddafi ci ha chiamato giustamente traditori visti i precedenti comportamenti di abbracci, feste e lustrini. Fa più male avere una contrarietà da un amico che da un estraneo. Il Presidente del Consiglio ha sciupato la grande opportunità di ergersi ad intermediario tra l’Organizzazione delle Nazioni Unite e l’amico Gheddafi per trovare una soluzione diplomatica e la più incruente possibile per evitare la sofferenza del popolo libico, impelagatosi in una guerra civile. Ora non lo può più, è un traditore, ha dato il bacio di Giuda al suo amico islamico. Agli occhi di Gheddafi e della maggioranza del suo popolo, Berlusconi ed il suo governo non è più credibile ed ogni sua mediazione sarà respinta, oltre che dal tiranno anche dalle altre nazioni. Perché l’Italia non si è mantenuta neutrale come ha fatto la Germania? Perché l’opposizione ha appoggiato l’azione del Governo per permettere l’uso delle nostre basi aeree agli Stati della coalizione per un intervento armato? La risoluzione dell’O.N.U., nella sua indeterminatezza, stabilisce un intervento umanitario e senza spargimento di sangue. L’Italia doveva sedersi al tavolo dei vincitori per partecipare alla spartizione dei pozzi di petrolio? Ma dalla nostra parte avevamo i trattati economici bilaterali firmati con Gheddafi e rispettabili anche dal governo che gli succederà se ciò si verificherà. Questa guerra è nata nell’indecisione e nella confusione più strana. Non si sa apparentemente cosa si vuole con l’intervento armato. Esportare la democrazia? La vera democrazia non si esporta, nasce dalla base se vuole essere duratura e non trasformarsi in guerriglia. Sappiamo a quale prezzo e con quante vittime umane gli alleati ed il popolo iracheno hanno pagato e stanno ancora pagando la loro conquistata democrazia! Si dice per evitare un genocidio e la strage di innocenti. Giusto! Per questo ci potevano pensare gli alleati più lontani dal campo di battaglia e non noi che stiamo ad un tiro di schioppo ed abbiamo già il grosso problema di accogliere le migliaia di immigrati che dall’Africa giungeranno sulle nostre coste. Avevamo altro da pensare che gettarci a capofitto nella mischia. Non ne avevamo la necessità né economica né strategica, nonostante la crisi mondiale. Umanamente potevamo fare molto e bene se avessimo scelto di essere autonomi, indipendenti e liberi di agire a nostro piacimento. I soldi che spenderemo per la campagna militare li potevamo destinare ad accogliere degnamente e civilmente i giovani disperati che scappano dalla povertà e dalle guerriglie. Perché, violando il principio di autodeterminazione dei popoli, non si è intervenuti militarmente anche in altri Stati in rivolta per evitare stragi di innocenti? Tutta la faccenda mi sa che puzza di interessi non espressi e camuffati sotto lo slogan di “aiuto umanitario”. E’ politicamente e socialmente grave se dietro lo slogan umanitario si vuole “pescare nel torbido” per salvaguardare gli interessi nazionalistici e di potere personale. La tragedia della centrale nucleare del Giappone ha aperto gli occhi ai Capi di Stato che possiedono centrali nucleari e che prevedono una mobilitazione popolare contro lo sfruttamento dell’energia nucleare. Non si spiega diversamente l’attivismo di alcuni Governi della coalizione per intervenire militarmente nel territorio ricco di pozzi petroliferi del dittatore Gheddafi e non in altri Stati anch’essi in rivolta. Noi italiani cosa ci aspettiamo da questa guerra? Tutto è così nebuloso ed impreciso. Per ora solo paura, disagi economici e maggiore insicurezza sociale. Chiediamolo alle popolazioni a ridosso delle coste dell’Africa, ai parenti dei nostri soldati in missione di guerra, ai cittadini di Trapani la cui economia è stata messa in ginocchio dalla chiusura dell’aeroporto civile per trasformarlo in quello militare, agli isolani di Lampedusa sempre così ospitali e non ai politici che vivono nel loro “splendido isolamento” e fanno i loro affari nonostante le tragedie umanitarie. Ora dobbiamo pensare a difenderci da probabili attacchi e forse da qualche kamikaze. Ci sono le premesse per una turbolenza che si svilupperà nelle terre bagnate dal mar Mediterraneo. I nostri Padri Costituenti, dopo l’immane tragedia della seconda guerra mondiale, scrissero l’articolo 11 della nostra Costituzione: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali: consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. OTTAVIO FERRINI