A cura della Redazione
«Abbattere il Teatro Moderno è una follia!». O no? Opinioni a confronto Il dibattito sul futuro del Teatro Moderno continua a suscitare reazioni contrastanti. Con la delibera di Giunta del 24 novembre scorso, è stato approvato il progetto che prevede l’abbattimento della storica struttura, con la creazione di parcheggi sotterranei su tre livelli ed un ampliamento di piazza Nicotera con la creazione di un’area pedonale. L’intero progetto verrebbe finanziato con i fondi regionali “Jessica” destinati alla “Rigenerazione urbana e qualità della vita”, pari a 3 milioni e 400 mila euro. Al riguardo, vi proponiamo gli interventi dello scenografo ed ex assessore alla Cultura, Enzo Celone, e dell’architetto Nello Luca Magliulo. LETTERA APERTA AL GOVERNATORE STEFANO CALDORO Non sapendo come gestire un teatro preferiscono abbatterlo! La gente normale di Torre Annunziata-Oplonti, Sito UNESCO, denuncia il folle disegno della Giunta comunale di abbattere il Teatro cittadino ubicato nella piazza centrale della Città. Quel Teatro è al centro di un raro esempio di eccellente realizzazione urbanistica realizzato tra l’Ottocento e i primi anni del Novecento. Ci sono, nella piazza, il palazzo del Comune, il teatro, la stazione FS (la seconda dopo la Napoli-Portici), gli archi per l’accesso al porto e un palazzo patrizio dove c’erano: una banca, un ristorante, un chiosco dell’acqua, il parcheggio carrozze, l’Ufficio Postale, il Telegrafo e le Guardie Civili. Sotto la piazza esiste ancora una grande cisterna per l’acqua piovana. Non aver ancora realizzato il Museo degli Ori di Oplonti (con un progetto approvato e il finanziamento dello Stato accreditato in banca, che purtroppo abbiamo perso. E se lo faranno sarà l’ennesimo inganno alla città perché non sarà affatto il Museo degli Ori di Oplonti, ma qualche altra cosa!), il mancato acquisto del teatro Moderno nel 2004 (allora si poteva accedere ai fondi dell’UNESCO). Inoltre l’aver ignorato la possibilità che l’Ente Provincia portasse avanti il progetto di utilizzo di Parco Parnaso e il recupero della struttura dell’I.T.C. Cesàro, sono tutti fatti gravissimi dei quali la politica dovrà dare conto alla città. Ora non permettiamo che si commettano altri errori! E a proposito di errori scriviamo a lettere cubitali che non è Oplonti Sito UNESCO, ma il Comune di Torre Annunziata. Oplonti non esiste. Tornando al teatro viene in mente una frase di Federico Garcia Lorca: “...Il paese che non aiuta né stimola il suo teatro, o è morto, o è moribondo”. Ci auguriamo che la Comunità Europea e l’Ente Regione Campania non finanzino un “delitto” contro la cultura e lo sviluppo dell’intera area di costa del Vesuvio, e che, invece, diano un valido contributo alla sistemazione della piazza, com’era, con il recupero e il restauro del teatro e all’organizzazione della sua gestione. Torre Annunziata vanta nomi illustri nel campo dello spettacolo. e tuttora esistono, ed operano sul territorio, diverse scuole di danza, attori, tecnici, musicisti e cantanti. Un teatro, se realizzato con la collaborazione di esperti, nel rispetto delle norme e delle attuali esigenze tecnologiche, può ospitare compagnie nazionali e favorire un forte sviluppo occupazionale, soprattutto giovanile. Il teatro è lavoro! Una piazza mutilata è solo un po’ più larga, ma certamente, oltre al grave scempio architettonico, rappresenterebbe l’ennesima incapacità dei politici che non riescono, o non vogliono, creare crescita economica per questa martoriata Torre Annunziata. L’idea dell’abbattimento, che offende la cultura e l’intelligenza di tutti, è solo uno squallido espediente per realizzare un lavoro facile e redditizio per pochi e dannoso per le future generazioni. Quello che questi folli vorrebbero abbattere (utilizzando un vecchio progetto-concorso di due giovani architetti) è uno dei pochi esempi di Teatro costruito all’inizio del ‘900 e valorizzato nel periodo liberty, che testimonia l’arte e la cultura della belle époque... nella “Manchester del sud”: così era chiamata Torre. Su quel palcoscenico, dove nacque il café chantant, si sono esibiti, tra tanti artisti indimenticabili, Armando Gill, Nino Taranto e Totò, che ebbe, nel 1917, dall’allora proprietario del Moderno, sig. Ricciardi, la sua prima scrittura. Anche l’attuale Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, vi è stato ospite per un dibattito politico. In quel teatro, dove si montava uno schermo e diventava cinema, si sono proiettati film importanti che diverse generazioni hanno visto: tra questi un giovane, di nome Dino De Laurentiis, che del cinema fece il suo mestiere diventando il più grande produttore italiano. La scrittrice, Maria Orsini Natale, voleva mettere in scena “Il Terrazzo della Villa Rosa” e aspettava fiduciosa la rinascita del Teatro “Roberto De Simone”. Così il teatro si sarebbe dovuto chiamare... Infatti, nel 2003, il sottoscritto, autore del progetto “Sistema museale di Torre Annunziata” - che comprendeva anche il recupero del Teatro Moderno - ne parlò al maestro della “Gatta Cenerentola”: Roberto fu felicissimo della proposta e pronto ad assumerne la direzione artistica. Anche l’impresario teatrale di Mariano Rigillo era interessato alla struttura. Infine è utile dire che lo studio di tutto il progetto trovò l’interesse del MiBAC e dell’UNESCO che, nel 2004, lo esposero alla mostra del restauro a Ferrara. Fu solo (diciamo) per pigrizia della politica nostrana che non fu presa in considerazione la proposta ARCUS (MiBAC) e C.N.A. di sviluppare, sul nostro territorio, un rilevante intervento di project financing. Infine , se il Museo nella Stazione FS si farà, è bene ricordare che la vera fonte di guadagno per il Comune sarà il Teatro, funzionale di giorno al Museo, con tecnologie virtuali e tridimensionali, e struttura teatrale operante la sera. Venerdì 17 dicembre 2010, al Forum Cultura, “Scene da un patrimonio”, promosso dalla segreteria del PD locale, mi sono vergognato della mia Città nel sentire, dopo gli interventi di Francesco Porcelli e Carola Flauto, l’esposizione, da parte del soprintendente Stefano De Caro, dell’arch. Massimo Iovino e della parlamentare Luisa Bossa, dei progetti e delle opere, importantissime, realizzate nei Comuni attorno a noi. Qui invece si parla solo di abbattere. LA PROPOSTA “Salviamo il nostro teatro!” È l’appello che i giovani lanciano, sperando di sentire la voce degli insegnanti, dei presidi, delle associazioni culturali, delle compagnie teatrali, dei sindacati, delle parrocchie, della stampa e degli uomini di cultura, affinché, con la partecipazione di professionisti, imprenditori, banche e industrie locali venga costituita una società di capitali per l’acquisto, il recupero e la gestione del dismesso teatro Moderno. Alcune associazioni culturali che in questo momento rappresento, tra cui la Vanvitelli (che ha già collaborato alla stesura delle prime due parti dei Piani di Gestione), sono pronte a dare il loro contributo artistico, tecnico, progettuale e gestionale. Enzo Celone Abbattere, riqualificare, ricostruire, lasciare la facciata e recuperare il resto. Ma che discorsi sono? Ma soprattutto chi è a farli? Opinionisti, a mio avviso, opinionisti e basta. Non mi sembra che nessuno abbia chiesto il parere di addetti ai lavori riguardo il destino di piazza Nicotera o del Teatro Moderno di Torre Annunziata. Ho letto su due numeri fa l’opinione di Enzo Celone, al quale vorrei dire che il problema dell’abbattimento di un cinema per la riqualificazione della piazza non mi sembra un danno così grave visti i problemi di cui soffre la nostra città e visto l’interesse minimo negli ultimi decenni per la struttura stessa. Mentre al sindaco Giosuè Starita sento di dover dire che piazza Nicotera ha bisogno certamente di più parcheggi, come del resto tutta la città, ma in un ottica di riqualificazione non mi sembra il caso di pensare ad una piccola “sala per le rappresentazioni teatrali”. Tutto questo per dire che il ragionamento che si sta facendo, o almeno che leggo sui giornali, è fatto da uno scenografo, dal sindaco e da altri personaggi che non mi sembrano essere annoverati tra le liste degli addetti ai lavori, ovvero esperti in “progettazione e composizione urbana”. Proprio così: esperti in progettazione e composizione urbana! Ciò equivale a dire architetti, ingegneri e tecnici di varia natura. Forse queste figure sono le uniche di cui il nostro Comune non soffre per mancanza. Io stesso sono uno di loro, ricercatore universitario proprio in questo campo, oltre ad essere un abitante della nostra cara città. A questo punto mi sembra doveroso spiegare a chi leggerà l’articolo, quali accortezze sia necessario avere nelle scelte progettuali per la sistemazione di una piazza come quella in esame e per un edifico come il Cinema Moderno. La città, gli edifici e tutto il resto sono come dei malati che hanno bisogno di cure, diagnosi e terapie. E in qualità di medici della città, noi tecnici (parlo a nome di tutti i miei colleghi) dovremmo essere maggiormente interpellati dall’Amministrazione. Il primo presupposto è capire cosa sia oggi quella piazza per la città: un luogo già di parcheggio e non certo una piazza. Dicesi piazza, a meno che non sia monumentale, un luogo di incontro per le persone. Ma mi sorge spontaneo un quesito: nel progetto di cui parla il sindaco, per quale motivo le persone dovrebbero andare in quella piazza? Per parcheggiare e basta presumo. Allora sarebbe necessario pensare ad una funzione commerciale, a luoghi di sosta per le persone, o probabilmente a degli attrattori urbani. A proposito degli attrattori urbani, uno di questi potrebbe essere sicuramente il Cinema Moderno. E’ vero che sarebbe molto oneroso recuperarlo, ma dipende anche in cosa lo si vuole trasformare. Per deciderlo bisogna domandarsi di cosa ha bisogno la nostra città: di un teatro sicuramente no. Forse una piscina comunale? Un piccolo centro commerciale? Un centro polifunzionale? Beh, la risposta di certo dovrebbe nascere da uno studio di équipe, non certo dai politici. Inoltre, pensando ad una destinazione d’uso che possa stimolare anche i fondi privati, le spese si ridurrebbero, e trasformando quello che è oggi un problema in una attività di beni e servizi si creerebbero nuovi posti di lavoro. Con questo breve scritto vorrei solo far capire ai lettori una cosa: le trasformazioni urbane, oltre ad essere fatte da chi se ne occupa per mestiere, devono essere la risposta alle lacune delle città, non dei vuoti da riempire. E questo discorso vale ancora di più se si pensa che la nostra città è più carente e “bisognosa” che mai. Mi chiedo e mi domando: se non c’è già stato (non ho potuto informarmi in merito), perché l’Amministrazione non ha prodotto un bando di concorso per il progetto? In questo modo avrebbe dato l’opportunità di un intervento di qualità nella nostra città. Che i politici facciano i politici, e che lascino soprattutto a chi di merito le scelte di trasformazione della città. Nello Luca Magliulo architetto, ricercatore in Progettazione architettonica e urbana presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II (dal settimanale TorreSette del 24 dicembre 2010)