A cura della Redazione
Francesco, il detenuto-poeta con la nostalgia della sua terra Pubblichiamo la lettera fattaci pervenire da Francesco Della Ragione, detenuto presso la Casa Circondariale di Massa Marittima. Francesco non è nuovo a questo tipo di rapporto epistolare. Già altre volte ha scritto alla redazione di TorreSette che, puntualmente, ha pubblicato i suoi scritti. Carissima Redazione, dal mittente avete già capito chi sono e spero di non recare disturbo. Avevo molto bisogno di scrivervi perché per me è come scrivere a “casa”, se penso alla mia città. Credetemi, chi vive lontano da casa, specialmente per chi si ritrova in carcere, cammina su un filo teso nel vuoto, senza rete di protezione offerta dalla propria terra dove ci sono la famiglia, parenti, amici, e dalla propria gente, dove ci si può facilemnte far capire nella lingua che si conosce dall’infanzia. Lontano da tutto questo, non basta non pensarci. Più respingi, e più ti ritorna possente più di prima. Certe volte sento il bisogno di sentire la lingua “annunziatese”, con tutte le sue vocali prolungate che sono fiero di pronunciare. Vabbè, confesso di rifarmi al nostro paesano Stefano di “Amici” della De Filippi, che nel suo arrabbiarsi mi regala tante “perle” della nostra lingua. Vi scrivo anche perché ho potuto leggere dalla pagine di TorreSette uno spazio piccolo per le poesie. Così ho pensato di inviarne una anch’io. Questa che leggerete, allegata a questa lettera da me scritta, è tratta da un monologo del mio libro che sto scrivendo, dal titolo “I fiori della steccaia”. Spero che una volta terminato e pubblicato, al mio ritorno possa essere presentato nella mia città, magari al Caffè Letterario. Spero, inoltre, che queste righe esternate in poesia possano, non dico deliziare, ma fare riflettere per pochi attimi su un “sogno” sconfinato dove tutto si può osare perché non c’è rimasto altro che sognare, almeno per ora! Spero di ritrovare uno spazio e chiudo questa mia ringraziandovi ancora per il giornale che mi fate pervenire. Davvero grazie. In ultimo, vi informo che nel nostro laboratorio culturale (quello della Casa Circondariale di Massa Marittima, ndr), abbiamo iniziato un corso di murales, con premiazioni del Comune di Massa Marittima. Chiederò ad uno degli assessori, se vorrà, di spedirvi tutto il materiale fotografico una volta terminato il corso. Vi saluto sinceramente, Francesco Della Ragione La Poesia Io sono un sogno Io sono un sogno... ma chi mi sogna io non so! Ero un’ambra primordiale, una forma diventata sostanza prima ancor che mi alzassi nel volo... Ho viaggiato ad anni luce attraversando spazio/tempo. Ho conosciuto universi dentro altri universi, mondi dentro altri mondi... Ho vissuto civiltà, uomini e culture e da esse ho assorbito dolori, gioie, miserie, ricchezze e povertà. Ho vissuto in menti illuminate, deviate, innamorate, filosofiche, religiose e scienziate... Ho soggiornato nelle prigioni più tortuose che l’essere umano abbia mai conosciuto: l’inconscio! Ho vissuto paradisi terrestri e celesti attraverso i colori dell’anima e dell’amore. Sono morto e poi risorto in altre realtà esistenziali a voi sconosciute. Sono un seme, una radice, un prato, un fiore, un albero, uno scorrere di acque nuove e fresche di un fiume, un oceano, un suolo, una nuvola. Sono un indegno verme di terra, elevato al rango dell’armonia della vita, che si abbevera dalle gocce di rugiada di una foglia di lattuga, illuminata sotto i primi raggi del sole. Sono una delle tante sostanze che compongono il sogno nell’essenza delle tante sostanze che compongono un uomo... Io sono un sogno di un sogno sognato. Ma chi mi sogna... io ora questo non lo so! (dal periodico TorreSette del 2 aprile 2010)