A cura della Redazione
Depuratore fra timori e promesse “La tecnologia ha reso anonimo il male: attraverso scienza e tecnologia il male è organizzato burocraticamente, cosicché nessun singolo individuo è responsabile di ciò che succede”. La frase dello scienziato Freeman Dyson mi è balenata nella mente a conclusione dell’interessantissima assemblea sul depuratore delle acque reflue, situato alla foce del fiume Sarno, organizzata da Vivicentro e Gruppo cittadini indignati all’ISA de Chirico. Nonostante la preparazione e la buona fede dei relatori è emerso un tale intreccio di competenze fra Regione, Provincia, comuni, enti creati appositamente, da impedire l’individuazione dei colpevoli degli enormi ritardi e dello smisurato spreco del denaro dei contribuenti. Il mio compito è stato quello del moderatore imparziale e ho dovuto subito precisare che non faccio parte del Gruppo cittadini indignati, come scritto sul manifesto di presentazione del convegno. Ho solo aderito all’invito di una nutrita schiera di torresi, interessata a capire per agire, capitanata da Carlo Carotenuto, responsabile locale dell’Usicons, associazione per la difesa dei consumatori. Hanno partecipato il sindaco Giosuè Starita, il professor Angelo Genovese, il professor Giuseppe Martelli, presidente dell’Usicons, l’ingegner Bruno Orrico, in rappresentanza dell’assessore all’Ambiente della Regione Campania Walter Ganapini e l’avvocato Aldo Avvisati. L’incontro si è dipanato a tratti sereno e a tratti agitato per la presenza urlante di numerose signore stanche dell’interminabile blocco del ponte di via Sepolcri. Nemmeno io sapevo che l’interruzione dei lavori dipendesse dalla mancata partenza del depuratore. Ma quale depuratore? Non quello delle acque del Sarno, ma delle acque reflue di Torre, Castellammare ed altri comuni, situato alla foce del fiume. “L’industria ha circondato la gente di manufatti il cui funzionamento interno è comprensibile solo agli specialisti”, sostiene il sociologo Ivan Illich, ed allora chiedo scusa se incorrerò in errori o inesattezze nel ricostruire la dinamica della discussione, che spesso ho dovuto sospendere per far spiegare frasi e termini troppo tecnici. Ritengo di aver compreso che si stanno ultimando le reti fognarie delle città che si affacciano sul Sarno, le quali sono collegate, attraverso canali, ad un’unica condotta che convoglia il materiale nel depuratore di foce Sarno. In realtà sulla stessa area sorgono il vecchio impianto chimicofisico, attualmente in funzione, e il nuovo impianto di tipo biologico, già completato, che sarà operante dall’inizio del nuovo anno. Bisognerà aspettare invece due anni per quello del trattamento dei fanghi tossici residui, che nel frattempo saranno inviati in apposite strutture di smaltimento in Puglia e Calabria. Il ponte, non quello sullo Stretto, ma di via Sepolcri dovrebbe essere aperto ad aprile 2010, in quanto sono in via di completamento i lavori di messa in sicurezza, che consentiranno subito dopo l’edificazione del viadotto. La struttura sotterranea che attraversa Torre decollerà, come una talpa, assieme al depuratore, a gennaio 2010. Tutto bene allora? Per niente! Il nuovo impianto biologico di prossima apertura è stato contestato perché basato su una tecnologia superata da altra, attuata in Germania, di cui abbiamo un esempio a pochissimi chilometri, a Scafati. La diatriba si è articolata su questioni di carattere chimico, su componenti insufficienti o inutili dell’impianto torrese, sulla mancanza di idonei calcoli settoriali, su costi elevatissimi rispetto alle necessità (25 milioni di euro per i soli pretrattamenti?), sulla mancata produzione ed utilizzazione di biogas con conseguente risparmio energetico, sul riutilizzo dei fanghi del vecchio impianto, che è costosissimo. L’ingegner Orrico ha chiarito con competenza i singoli punti, ma alcuni relatori e parte della platea sono rimasti scettici sul rispetto dei tempi e sulle rassicurazioni del funzionario della Regione. In particolare la professoressa Carla Albano ha espresso il timore che i fanghi, una volta portati in Calabria, possano essere buttati in mare, come sembra essere già accaduto secondo notizie giornalistiche e giudiziarie. I danni per l’ambiente e la salute sarebbero enormi… “Chiunque si interessi alla grande tecnologia… gioca d’azzardo con vite umane”, ancora Dyson. Sono poi piombati nel dibattito i macigni della carenza di volontà politica per la reale soluzione del problema depurazione, come accaduto per i rifiuti, della tendenza a concentrare le decisioni il più in alto possibile per varare megaopere, con violazione della democrazia di base e terreno fertile per la criminalità economica e camorristica, in particolare attraverso il mercato dei subappalti. “Non altro galleggia nei porti / Se non rottami di casse / Il mare si è rassegnato all’immondizia” scriveva il poeta Pablo Neruda alcuni decenni fa. Mi è sembrato però che i cittadini indignati non siano affatto rassegnati, nemmeno io. Speriamo in nuove iniziative! E appuntamento ad aprile prossimo per verificare se le promesse sul ponte di via Sepolcri e sul funzionamento del depuratore biologico siano state mantenute. MICHELE DEL GAUDIO (dal periodico TorreSette del 9/10/2009)