A cura della Redazione

 

Non la conoscevo personalmente, ma avevo sentito molto parlare di lei. Una “santona” della danza classica qui a Torre Annunziata, venerata e temuta dai suoi allievi. E’ Gena Pinto, titolare della Scuola Oplonti Arte Danza, fondata nel lontano 1974.

Non è stato facile intervistarla. Persona molto riservata e discreta, che ama parlare poco di sé e molto dei suoi ragazzi, l’ho potuto incontrare grazie alla complicità di sua figlia Arianna, preziosa collaboratrice della scuola, che si occupa dei corsi di danza moderna, sperimetale e jazz, e danza contemporanea.

«Sono una donna timida - inizia Gena - guardo poco alla forma e molto al contenuto». Una premessa, questa, che scoraggerebbe i più temerari, ma vado avanti con l’intervista, certo di riuscire a farmi raccontare un po’ della sua vita.

«Ho iniziato prestissimo a fare danza - continua Gena -. All’età di sei anni ho mosso i primi passi ed ho proseguito fino all’abilitazione, conseguita presso l’Accademia Nazionale di Roma. La danza è una disciplina in continua evoluzione che implica aggiornamenti costanti e periodici. Per tale motivo ho partecipato a molti stage in diverse città italiane ed europee: Roma, Milano, Leningrado, Copenaghen. Solo dopo il matrimonio ho deciso di darmi all’insegnamento.Volevo trasmettere ai miei allievi la passione che avevo, e tuttora ho, per la danza; mettere a loro disposizione tutta l’esperienza accumulata in anni di studi e sacrifici. E dopo quarant’anni di insegnamento posso ritenermi soddisfatta dei risultati ottenuti».
Gena non lo dice, ma è orgogliosa dei successi conseguiti dai suoi allievi. Non ne vorrebbe parlare per non far torto a chi, pur bravo, non ha avuto altrettanta fortuna. 

Stefano De Martino (affermatosi nell’edizione 2009 di Amici), Daniela Frega, Nino Amura, Rossella Lubrino: tutti ragazzi cresciuti sotto la sua direzione artistica.
«Stefano - riprende Gena - voleva fare l’esame al teatro San Carlo di Napoli. Glielo sconsigliai, perché non aveva i piedi da ballerino classico. Anche il suo papà è stato mio allievo, come lo sono stati tantissimi genitori che oggi accompagnano i propri figli a danza. Di Daniela Frega (ballerina che ha lavorato con Enrico Montesano, Carlo Conti, Pino Insegno, Pier Francesco Pingitore, ndr) conservo un bellissimo ricordo. Ai funerali del papà Davide, rivolgendosi al suo ragazzo disse: “Ti presento Gena, la mia seconda mamma”. Rimasi molto colpita da quelle parole e capii che in fondo qualcosa di buono trasmetto ai miei ragazzi, non soltanto dal punto di vista tecnico. Considero la danza un mezzo educativo che collabora alla formazione della personalità dei ragazzi, per questo esigo sempre dai miei allievi disciplina e senso del dovere».

Siamo quasi alla fine dell’intervista. Arianna mi porge una lettera indirizzata alla madre Gena da Jana Simkovicova, pedagoga di danza classica e contemporanea, nonché coreografa e organizatrice dello stage di Bratislava, che di recente ha fatto parte di una commissione di esami per la valutazione degli allievi della scuola. 

«Cara Gena - scrive Jana - prima di tutto vorrei ringraziarti ed esprimere il grande onore per avermi dato l’opportinità di assistere e gioire del tuo splendido lavoro. Sin dai primi movimenti si evince la grande professionalità, serietà e dedizione che contraddistingue il tuo operato, mostrando così l’ottima preparazione tecnica ed artistica degli allievi. Ti auguro con tutto il cuore - conclude - che tu possa continuare ad assere un esempio per le generazioni future».
Scriveva Curt Sachs, musicologo tedesco: «La danza è la madre di tutte le arti. Musica e poesia si determinano nel tempo, le arti figurative e l'architettura nello spazio. La danza vive ugualmente nel tempo e nello spazio».

Non c’è una frase migliore per concludere l’intervista a Gena Pinto, la “Signora della danza”.

(GIL DARIGA)