A cura di Matteo Potenzieri

Si torna in serie D. Forse. Così ha deciso il Collegio di Garanzia del Coni che, nel restituire due punti alla Reggina, ha di fatto sancito il ritorno dei bianchi tra i Dilettanti dopo appena una stagione. 
Un’annata contraddistinta da paradossi e sofferenze indicibili per tifoseria, staff tecnico e calciatori e che si chiude con la “perla” della Giustizia sportiva che nega al club oplontino, ad appena due giorni dalla partita di andata con il Messina, la soddisfazione di potersi giocare i play-out conquistati sul campo. Ad uscire sconfitto comunque, è un po’ tutto il sistema calcio della LegaPro che, se ha scelto il Savoia come vittima sacrificale, certo esce dalla prima stagione post-riforma con non poche ammaccature ed una credibilità pari allo zero.

Molte, troppe sono state le situazioni anomale che hanno caratterizzato l’intera organizzazione calcistica che, priva di una voce veramente autorevole che non fosse il solito, inconcludente blabla del suo numero uno, più che un torneo giocato sul campo è stato un campionato deciso a colpi di carte bollate. Per non dire dell’ennesimo scandalo legato a calciopoli. Ma questi sono problemi che non ci appartengono più.

Alla piazza torrese, purtroppo, tocca ben altro, dovendo fare  i conti con un club prossimo al fallimento - a proposito, è trascorso quasi un mese dai famigerati libri in Tribunale e la nomina del curatore  è ancora di là da venire - e attualmente senza un futuro che non sia a tinte fosche. Assodato, anche per quanto sopra detto, che i tempi della giustizia non sono quelli, frenetici, del calcio, il Savoia attualmente non è iscrivibile al torneo di serie D. Necessiterebbe un titolo di categoria prelevabile altrove, ma soprattutto occorrerebbe qualcuno che avesse voglia di fare calcio a Torre Annunziata. Il Comitato Antica Passione ci aveva provato con Mario Moxedano. L’ex  presidente dei bianchi si era detto anche disponibile al suo terzo ritorno al Giraud e comunque a regalare il titolo del suo Neapolis  Mugnano. Ma la trattativa, già invisa da una buona parte della tifoseria, si è spenta sul nascere per le note vicende giudiziarie che lo hanno visto coinvolto nel ciclone “Dirty Soccer”.

A proposito di dejà vu, Dario Pasquariello, al timone dell’allora ibrido e vincente Intersavoia, un pensiero al riapprodo a Piazzale Gargiulo l’aveva fatto ed il suo fido Scervini era stato anche contattato in tal senso ma senza costrutto: pare che i suoi amici di cordata guardino altrove, lo sguardo è molto più interessato a Terni ed alla cadetteria, ben più fascinosa di un’anonima serie D.
Sulla scena anche Tonino  Simonetti. L’ex direttore  ha certamente allacciato contatti sia con Pone, già presidente di un Sant’Anastasia assurto alla gloria dell’allora C2, che con Nuzzo, patron del San Marco Trotti, senza peraltro cavare il ragno dal buco. Resta in piedi una sola ipotesi, quella legata ai fratelli Serrao che, al di là degli scontati “no, grazie”, in realtà stanno attentamente valutando la possibilità di poter fare calcio a Torre, in serie D, eventualmente con il titolo del Gragnano.

Questa, al momento, la situazione che speriamo possa evolversi positivamente. In caso contrario, il buio assoluto. Una condizione che la piazza non merita.