A cura della Redazione
Torre Annunziata: il Savoia, il bello del calcio e le speranze future Si può impazzire di gioia per una squadra di dilettanti? Si può se quella squadra indossa una maglia bianca e se il suo nome è Savoia. Conta poco la categoria, conta poco anche il titolo in palio, l’importante è vincere nel nome di un club che ha 104 anni di storia e che finalmente sta riscattando un passato recente con qualche mortificazione di troppo. Cinquemila tifosi allo stadio per una partita di Coppa Italia regionale, numeri che devi ripetere più volte quando racconti la storia di una serata memorabile. Nessuno – che non conosca Torre e l’amore per il Savoia – arriva neppure a ipotizzare che si possa arrivare a tanto. In serie B raramente si contano tanti spettatori per le partite del secondo campionato d’Italia, probabilmente tanto calore renderebbe più difficile anche l’impresa truffaldina di combinare qualche risultato: se ci sono 10 mila occhi a controllare, barare diventa almeno più problematico. L’emozione vissuta dai fortunati che hanno partecipato a Savoia-Gladiator di mercoledì sera si è presto trasformata in onda lunga che ha raggiunto chi vive lontano. Io, per esempio, tra una riunione sull’alta definizione da preparare e uno studio da rifinire sulle potenzialità delle trasmissioni in 3D, mi sono sorpreso irresistibilmente attratto dalla cronaca minuto per minuto della partita. Un viaggio indietro nel tempo: ho immaginato lo stadio strapieno, i colori, i suoni; ho sofferto la delusione per quei palloni che non entravano; davanti ai miei occhi sono materializzate le prodezze del portiere avversario, così come la serpentina di Ianniello, il tocco di Lauro, soprattutto il colpo di testa di Ottobre. Al 94’, quasi fuori tempo massimo, tanto per rendere la vittoria ancor più indimenticabile. Ho provato anche a dare una colonna sonora a quelle sensazioni, ma i tentativi di comunicare con qualcuno dei miei amici che erano allo stadio sono stati vani. Non restava che la fantasia. Ma mercoledì sera contava essere lì, allo stadio, per festeggiare finalmente qualcosa che unisse invece di dividere. Che straordinario momento di aggregazione assicura lo sport, e il calcio in particolare. Ecco perché oggi occorre rivolgere un caloroso grazie a chi ha consentito quella straordinaria esplosione di gioia: alla squadra, a giocatori che hanno anch’essi vissuto una esperienza unica, a Pasquale Vitter che ha modellato il sogno di una formazione che ripartendo da zero ricostruisse l’immagine violata del calcio torrese, a Verdezza, Langella e a tutti i consiglieri che oggi gestiscono un progetto vincente, a Giovanni Lombardi che ha accettato la sfida di dare consistenza finanziaria ai nuovi programmi. Ma grazie soprattutto a quei cinquemila che hanno trasformato in grande evento una partita che altrove sarebbe passata sotto silenzio. Quell’entusiasmo è energia pura, forza magnetica d’attrazione verso un obiettivo comune: possibile che non possa essere applicato ad altre sfide? Ci sono altre partite da vincere, nel nome di Torre Annunziata. Il Savoia è solo un punto di ripartenza. MASSIMO CORCIONE