A cura della Redazione
«Impegnamoci a far rinascere il Savoia» Savoia e Atletico Savoia. Un convivenza che non è mai risultata forzata. Nella pur breve storia della società presieduta da Pino Caiazzo, non siamo stati costretti a registrare sorrisi di circostanza a denti stretti quando i destini delle due società si sono inevitabilmente incrociati, soprattutto nell’utilizzo del Giraud. Assolutamente improponibili scenari di rivalità alla Roma/Lazio o Genoa/Sampdoria. In questo clima di diplomazia e civile coabitazione, però, qualcosa si è incrinato dal momento della scomparsa del F.C. Savoia 1908. «Il Savoia è un simbolo che in cento anni è riuscito, e riesce tuttora, ad unire tutti senza alcuna differenziazione sociale. Questo simbolo - sostiene Pino Caiazzo - è rimasto per troppi anni a giacere in un ufficio del Tribunale, dimenticato da tutti. Non ho mai pensato di richiederne al curatore fallimentare la disponibilità per rispetto verso chi si era sobbarcato l’onere di continuare a far scendere in campo la squadra». L’interessamento di Caiazzo verso il marchio A.C. Savoia 1908 (ricordiamo e sottolineiamo che si tratta solo di un logo e non di un titolo sportivo) ha innescato una serie di polemiche che certamente non contribuiscono a conferire la serenità necessaria all’ambiente calcistico torrese in questo momento molto delicato di riflessione. «Le critiche che da qualche tempo ci accompagnano - sbotta il presidente dell’Atletico Savoia - vengono mosse dalle stesse persone che non si sono mai interessate del logo in tutti questi anni. Grazie a questa attenzione qualcosa si è mosso: un gruppo di tifosi nell’ultimo consiglio comunale ha richiesto al sindaco di acquistare il simbolo per conto della città. Questa proposta rientra nello spirito che mi aveva mosso e mi trova pienamente d’accordo con la stessa. Se può, l’ammistrazione comunale, a nome di tutti, rilevi tale logo, che fa parte della storia degli ultimi 100 anni della città, e lo metta a disposizione della collettività». Dunque, nessuna “invasione di campo”, come è stata definita da una parte della tifoseria del vecchio Savoia questa operazione meramente burocratica. «Assolutamente no! Rilevare il logo vorrà significare che il Savoia non è morto e non può morire mai. Non lo potrà essere fino a quando nel cuore di anche uno solo di noi, vi sarà quello sviscerato e totale amore. Il simbolo rimarrebbe disponibile per chiunque voglia intraprendere un nuovo cammino - precisa Caiazzo - e di questo sarei io il primo a compiacermene. Basta con le accuse ed i sospetti. Io resto il presidente dell’Atletico Savoia, come più volte ho ribadito, squadra satellite del Savoia che come un fratello più piccolo rispetterà sempre il maggiore. Ma che, come anche il più piccolo dei fratelli, correrà sempre in soccorso del maggiore in difficoltà». Il presidente Caiazzo passa poi a spiegare il progetto e, soprattutto, le finalità sociali della sua società. «L’Atletico sta costruendo una cosa bellissima. L’obiettivo è quello di valorizzare il patrimonio calcistico della città e, appena ve ne sarà opportunità, aiutare a sostenere con i nostri giovani quello che ritornerà ad essere il Grande Savoia. Stiamo allevando 200 nuovi atleti e speriamo futuri giocatori del Savoia. Il progetto è teso a far praticare sano sport ai bambini della nostra città e, quando sarà possibile, con il contributo di molti, verranno addestrati gratuitamente nella nostra scuola calcio. Si tratta soprattutto di un progetto sociale, perché mira ad educare i ragazzi e farli partecipare, in maniera obbligatoria , ad attività culturali al fine di una crescita non solo fisica, ma soprattutto mentale». In conclusione Pino Caiazzo lancia un messaggio di distensione: «Sono disponibile ad incontrare personalmente quei tifosi che continuano a fraintendere le nostre opinioni ed iniziative, che ribadisco hanno il solo scopo di stimolare la crescita socio culturale di Torre. Credo che questa crescita debba passare necessariamente per le fasce giovanili attraverso la sana disciplina sportiva. Ci dicono che facciamo calcio amatoriale. Noi siamo orgogliosi di essere definiti amatoriali in un calcio dove ormai sono solo gli interessi a muovere persone e cose. Chiunque vorrà partecipare al nostro progetto, imprenditori, educatori, comunicatori, genitori, o solo amanti della nostra città, troverà la nostra porta sempre aperta». BENNI GAGLIARDI (Dal periodico TorreSette di venerdì 4 dicembre 2009)