A cura della Redazione
Savoia, storia di un fallimento Savoia: fallimento tecnico e societario. Qualunque sia l’esito del ricorso (?!?) presentato dall’avvocato Fogliamanzillo alla Commissione d’appello federale (al momento di chiudere il giornale la sentenza non è arrivata, ndr) relativo alla penalizzazione in classifica per il mancato pagamento degli emolumenti del calciatore Chisena, la stagione dei bianchi va pesantemente criticata. Non siamo d’accordo con l’allenatore ed i giocatori che dopo la gara vinto domenica scorsa contro il Nissa hanno dichiarato di non sentirsi retrocessi, perchè il punto sottratto riguarda un qualcosa fuori dal campo. Possiamo replicare che il Savoia non è certo retrocesso per quel punto. Tante, troppe gare sono state buttate al vento senza spiegazioni. Come dimenticare, in ordine di tempo, la rocambolesca sconfitta di Trapani, dallo 0-2 del primo tempo al 4-2 finale, o ancora le sconfitte interne con Puteolana e Sapri. Sono stati lasciati per strada punti pesanti gara dopo gara. Una situazione drammatica, che abbiamo seguito sempre con attenzione ponendo l’accento sul doppio filo società-squadra. Legame che si è deteriorato giorno dopo giorno: uno scaricabarile continuo che ha portato al presente, alla “meritata” retrocessione. Un accusarsi reciprocamente che ha consentito alla confusione di regnare sovrana. I tifosi sono stati testimoni increduli di tutto quanto stava accadendo. Da censurare le tante dichiarazioni inopportune che si sono susseguite. Un “tutti contro tutti” assolutamente deleterio: dalle invettive di Raimondo contro Angellotti al momento dell’addio, alle ultime del diesse Caldarelli contro i giocatori, passando per una serie di “strafalcioni” letterali e di pensiero. Nessuno si è sottratto a questo gioco al massacro. Come dimenticare le parole del due volte dimissionario ex direttore generale Ciro Blando, o quelle di Maddaluno e Amodio, prima soci poi “nemici” di Angellotti e, ancora le sconcertanti affermazioni del tecnico Citarelli che, vista fallita la sua missione di salvare il Savoia, dimostrando enormi limiti caratteriali e professionali, non ha trovato di meglio da fare che accusare il suo predecessore Mauro Agovino, l’unico, a nostro parere, insieme al suo staff, a non avere colpe. Ma l’esempio principe dell’incoerenza è, sicuramente, Vincenzo Angellotti. Il presidente o, quel che ne resta della carica, ha collezionato, da luglio ad oggi una serie di autogol a raffica. Ha sempre giocato in attacco, senza mai acquistare la punta di cui il Savoia aveva disperato bisogno; tranquillizzando tutto e tutti, forse per primo se stesso, ma senza avere nulla di concreto tra le mani. Parole, parole, soltanto parole per illudere tutti che il Savoia si sarebbe salvato, che la situazione era sotto controllo. Senza ritegno ha anche assicurato ai giocatori che il Savoia avrebbe ricevuto la restituzione del punto di penalizzazione. Un crescendo continuo rilevato anche dal giudice del tribunale di Torre Annunziata che, condannando Angellotti al pagamento degli effetti cambiari avallati per la cessione delle quote, ha inserito nella sentenza le dichiarazioni rilasciate dall’ortopedico ai giornali nelle giornate precedenti e successive all’acquisizione della società da Giannatiempo. Ed in tutto questo chi ci ha rimesso è il Savoia, la città. Sarebbe il caso che il sindaco, anziché attardarsi in proclami su questo o quel giornale, facesse qualcosa di concreto per il futuro della più importante realtà calcistica cittadina. Non dimentichiamo che uno dei manifesti elettorali di Starita, lo inquadrava con sullo sfondo lo stadio Giraud, ed uno slogan che assicurava la sua incondizionata fede per il Savoia. Sindaco, è giunto il momento di “concretizzare” questa dichiarazione d’amore. RODOLFO NASTRO