A cura della Redazione
Savoia, ecco Sergio La Cava Sergio La Cava (nella foto), 46 anni, è il nuovo allenatore del Savoia. L’accordo con il club torrese è stato raggiunto nella tarda serata di giovedì ed oggi ha già diretto il primo allenamento al Giraud. “Ho trovato i ragazzi un tantino nervosi. E’ una cosa normale, se consideriamo il momento particolare che attraversano e lo spessore della piazza”, ha dichiarato il tecnico subito dopo il primo impatto con i bianchi. La Cava arriva a Torre sulla panchina contesa, negli ultimi giorni, da un lungo novero di pretendenti: Nino Musella, Pasquale Ussia, Carmelo Condemi, Paolo Anastasio e Ciccio Esposito. “La situazione non è così disastrosa come si vuol far credere - sbotta il nuovo coach dei bianchi - . Certo, sono consapevole che mi attende un lavoro delicato soprattutto dal punto di vista mentale. A livello tecnico l’organico comprende giocatori importanti che non hanno niente da invidiare a formazioni che, in questo frangente della stagione, occupano posizioni da playoff”. L’ex trainer del Bitonto predilige il 4-4-2 con la squadra corta che imposta palla al piede, aggredisce i portatori avversari ed è pronta a bandire i lanci lunghi. “Dobbiamo essere in grado di restituire equilibrio alla formazione. Bisogna lavorare sulla convinzione che il gioco ha inizio dalla fase difensiva – dice – per poi evolversi e svilupparsi. Le mie squadre hanno sempre subito pochi gol e realizzato tanto. Spero di ripetermi anche qui a Torre”. Lo scorso anno Sergio La Cava è stato l’autentico artefice di una salvezza-miracolo, quella del Bitonto. Aveva ereditato un team a pezzi, al terzultimo posto in classifica, e nel quale nessuno più credeva. “Mi avevano chiesto di restare anche per questo campionato – precisa - ma non ho accettato per motivi logistici. La cittadina pugliese è troppo distante dal centro dei miei interessi personali e professionali”. Sulla panchina torrese farà il suo esordio alla ripresa del campionato, il 6 gennaio, nel match interno con il Venosa che si preannuncia come uno scontro-salvezza. “L’ho già detto ai ragazzi che non ci sono mezze misure: bisogna vincere e basta! Non esistono attenuanti o alternative, se vogliamo iniziare col piede giusto questa nuova avventura insieme”. I bianchi hanno otto giorni di tempo per metabolizzare questa convinzione.