A cura della Redazione
I primi cento giorni dalle elezioni... nessun segno di vita! Toc toc, c’è nessuno? Silenzio assoluto, nessuna risposta. Eppure sono trascorsi i fatidici 100 giorni dalle elezioni...! Nessun segno di vita, niente di niente. Oppure sono io che non riesco a cogliere segni di vita e vitalità di questa nuova giunta insediata e inattiva fin qui. Una delle prime regole che le pubbliche amministrazioni dovrebbero imparare a rispettare sarebbe quella dell’informazione, aggiornamento continuo di quello che si fa, quando si fa! Mi sarò distratto visto che sono stato in giro per l’Europa con il mio lavoro, ma questo mi ha sempre costretto a fare paragoni, a misurare la nostra capacità di crescita sociale, e non solo perché lo stato delle cose da noi è talmente statico e arretrato che ce ne sarebbe di cose da fare. Almeno avviare a soluzione, dimostrare che c’è lo spirito di intrapresa. Ecco perché: toc toc. Abbiamo, forse meglio se dico avete, trascorso una stagione torrida che ci ha distrutto fisicamente per il caldo che ci ha assillati, anzi assediati, giacché molti non si sono mossi di casa per non incorrere nel rischio di venir meno lungo la strada quando ci si arrischiava a uscire per qualsiasi motivo. Né le serate erano invitanti, vuoi per il persistere della calura anche notturna vuoi per il vuoto assoluto: la città non ha offerto alcunché che invitasse a venir fuori quantomeno per godere di un po’ di compagnia, magari assistendo ad uno spettacolo, un cencio di festa, qualcosa che intrattenesse per il piacere di stare insieme. Certo è apprezzabile lo sforzo di qualche privato che ci ha provato: i lidi che si sono prodigati proponendo qualche sporadica serata. Ma al di là di questo, solo il buio e mi riferisco particolarmente a quello del nostro splendido lungomare alto, unico al mondo per le mie esperienze, di via Alfani. Nemmeno un punto luce, un bar, un’offerta di qualsiasi genere che invogliasse a passeggiare. Poi rientri, inizia settembre, si riprendono le attività d’abitudine: impalati sui marciapiedi a chiacchierare e criticare con discorsi provocatori mai raccolti da chi di competenza. Già, perché non possiamo certo affermare che riprendano le attività produttive! Siamo ormai un popolo di pensionati e giovani disoccupati. Reiterare le immagini di una Torre attiva, produttiva, operaia è tutto una semplice esposizione di cartoline per dire: come eravamo bravi! Ed oggi? Non ci resta che piangere. Appurare che si è sbarrato l’accesso alla spiaggia dell’Oncino con un cancello perché il costone sovrastante frana. Leggere del degrado degli Scavi di Oplonti deturpati e cadenti, sentire dei crolli nel quartiere Carceri, è come subire continue frustrazioni che però non incidono oltre la discussione e la critica di rito. A sentire la formazione della nuova giunta ci devono essere almeno tre Assessorati interessati alla scuola, alla cultura, al tempo libero, ai giovani, agli eventi speciali. Ma quello che fa notizia è solo il continuo silenzio mentre il degrado ci attanaglia e i cani ci abbaiano dietro (parlo della stampa e della televisione che si interessano solo ai nostri episodi malavitosi e allo scempio del patrimonio culturale). Tutt’intorno scopri amministrazioni comunali che si danno da fare: viabilità, visibilità, teatri, spettacoli, manifestazioni, sagre, si inventa di tutto per superare la crisi e dare ai giovani la possibilità di impegnarsi, di emergere, di modificare l’immagine e dare una svolta incisiva alla città di appartenenza. Non vale la pena nemmeno di elencare queste cose che ci sono intorno, perché buona parte dei nostri concittadini sa e si muove per godere di qualcosa che in casa gli è negato. Incontri i torresi ovunque, da Napoli a Sorrento, da Salerno a Cava, e tutto per evadere da questa lunga agonia. A cosa vale vantare la presenza di nostri illustri concittadini nella schiera degli uomini che contano a livello nazionale se questi non dimostrano amore e interesse per le sorti della loro città di origine? Forse hanno assunto un simile atteggiamento proprio perché non vengono invogliati o sollecitati, non vengono richiesti o invitati a prendere uno straccio di iniziativa che possa avviare alla ripresa, che evidentemente non è voluta nemmeno da chi ci rappresenta? Comincio a dubitare della nostra credibilità e della nostra capacità, ma se tanto mi dà tanto, è giusto che tutto resti così, almeno quando ci sarà un’altra catastrofe non avranno bisogno di fare scavi e sforzi per rintracciare una città morta che non aveva offerto niente nemmeno in vita. BERNARDO MERCOLINO