A cura della Redazione
Sindaco, pista a sei corsie. La campagna elettorale si preannuncia aspra Les jeux sont faits, rien ne va plus! Così direbbe il croupier addetto alla roulette nel casinò. Ed i giochi sono fatti anche a Torre Annunziata per le prossime elezioni comunali. Sei aspiranti sindaci, circa cinquecento candidati per 24 poltrone a Palazzo Criscuolo. Nessun accordo tra il Nuovo Centrosinistra, con Antonio Gagliardi sindaco, e Alleanza straordinaria che sostiene, invece, Enzo Sica. Le due coalizioni vanno divise alle elezioni, con il reciproco intento, nel caso in cui Giosuè Starita andasse al ballottaggio, di fare fronte comune. Compatto, invece, lo schieramento del sindaco uscente Starita, unito dal collante della gestione del potere e sul cui carro sono saliti, negli ultimi giorni, un partito, FLI, che sembrava vicino a Sica, e un consigliere uscente, Ciro Portoghese, che faceva parte del PD. Gennaro Di Paolo, veterano delle candidature a sindaco, corre anche lui per la conquista della poltrona più ambita di Palazzo Criscuolo. Neo aspiranti a questa carica anche Luciano Donadio e Carmen Pisani che, insieme a Gagliardi, si candidano a sindaco per la prima volta, mentre Starita e Sica sono alla seconda e Di Paolo alla quarta. Sulla carta la coalizione più numerosa è quella che sostiene Starita, che ha l’appoggio di ben otto liste, Sica può contare su cinque, Di Paolo su quattro, Gagliardi su tre (anche se i partiti sono quattro), Donadio e Pisani su una ciascuno. Chi vincerà al primo turno? E’ difficile fare una previsione, anche perché le sei candidature disperderanno i voti e quindi superare la soglia del cinquanta per cento delle preferenze da parte di uno solo dei sei sarà una “mission impossible” o quasi. E poi non è da sottovalutare un elemento che dovrebbe condizionare il risultato: il voto disgiunto. Se sarà rilevante, potrebbe scompaginare gli schieramenti in campo e far pendere la bilancia in modo diverso verso i candidati sindaco rispetto al peso elettorale dei partiti che li sostengono. Il caso De Magistris a Napoli è emblematico. Non dimentichiamoci, infatti, che si può votare un consigliere di una lista ma il sindaco di un’altra coalizione, mentre se si barra solo il partito e si scrive il nome del candidato al consiglio comunale il voto va anche al sindaco della coalizione di cui fa parte la formazione politica. Intanto la campagna elettorale è già in pieno svolgimento, con bugie e promesse all’ordine del giorno. Si spera solo che i cittadini abbiano uno scatto di orgoglio e che guardino più lontano del loro naso, se veramente vogliono che la nostra città cambi rotta. Basterebbe voltarsi indietro e vedere cosa è stato fatto, e non, nell’ultimo quinquennio per trarre le prime considerazioni... ENZA PERNA dal settimanale TorreSette del 6 aprile 2012