A cura della Redazione
Festa patronale, finale con fuochi e... fischi
IL FATTO
Villa Comunale domenica 24 ottobre ore 23,00. E’ da poco terminato il concerto del sassofonista James Senese e la gente è in attesa dello spettacolo dei fuochi pirotecnici, evento conclusivo della Festa del 22 ottobre. Il presentatore della serata invita sul palco mons. Raffaele Russo, il sindaco Giosuè Starita e l’assessore alla Cultura Giuseppe Raiola per i ringraziamenti di rito. Ma non appena tenta di dare la parola al primo cittadino, ecco che tra la folla si leva una bordata di fischi assordanti. A questo punto il presentatore porge immediatamente il microfono a mons. Raffaele Russo, rettore della Basilica della Madonna della Neve. Alquanto imbarazzato, il prelato parla sommariamente dello svolgimento della festeggiamenti religiosi in onore della Madonna, ma appena accenna a qualche ringraziamento nei confronti dell’amministrazione comunale, viene sommerso anch’egli dai fischi.
IL COMMENTO
Per politici e amministratori ricevere fischi o contestazioni da parte di cittadini fa parte dei rischi del mestiere. Quello che invece è anomalo, ed induce a riflettere, è ricevere fischi ad una manifestazione dove, nella stragrande maggioranza dei casi, per chi sale sul palco sono riservati solo applausi. Certamente i fischi non vanno intesi come una bocciatura al programma civile della festa, anche se quest’anno - va detto - non è stato all’altezza dell’anno scorso, ma possono essere inseriti in un contesto più ampio. Innanzitutto mai era accaduto a Torre Annunziata, negli ultimi quindici anni, che un sindaco desse luogo ad un ribaltone così clamoroso, rinunciando ai partiti di centrosinistra che lo hanno portato alla vittoria, e facendo leva su un partito di centro (Api), uno di destra (Noi Sud) e su tanti consiglieri senza una precisa connotazione partitica, ma interessati solo ad incarichi. Già questo da solo potrebbe giustificare i fischi ricevuti. Ma si sa, la gente comune non sempre si interessa di politica. E allora andando ad escludendum l’ipotesi più plausibile della contestazione sonora al sindaco è da ricercare nell’impasse amministrativa per buona parte della consiliatura. Un ampio periodo in cui si è anche sperperato quel poco o tanto di buono che avevano fatto le precedenti amministrazioni, senza peraltro costruire pressoché nulla per il futuro. E si badi bene, questa non è un’analisi di parte, ma è suffragata da dati incontrovertibili e inconfutabili e saremmo ben lieti che il primo cittadino ci dimostrasse il contrario. Ma al di là delle inefficienze e dell’incapacità dell’amministrazione comunale nel risolvere i problemi della città, c’è da aggiungere anche le politiche antieconomiche messe in campo, in primis l’aumento abnorme della tassa sui rifiuti senza introdurre agevolazioni fiscali per le famiglie meno abbienti. Lo si è fatto solo quest’anno, grazie ad una proposta dell’Italia dei Valori, ma i benefici si vedranno, però, l’anno prossimo. Un’amministrazione, quindi, sempre più lontana dai bisogni dei cittadini, a cui vengono propinati periodicamente feste, festicciole, tombolate, gitarelle, concorsini, intrattenimenti vari, per migliaia e migliaia di euro, pensando di distoglierli dalle tante manchevolezze quotidiane. Ma a tutto c’è un limite. E allora giù con i fischi…
LE DICHIARAZIONI
Francesco Porcelli, segretario cittadino del Partito Democratico: “La protesta di domenica sera – afferma – è il giudizio nei confronti di un gruppo di potere chiuso in se stesso e attaccato alle poltrone. Un gruppo che ha scelto di sottoscrivere un accordo solo per questioni personali. L’opinione pubblica, pur senza capire certe dinamiche politiche, percepisce questo distacco dalla città, questa chiusura nel Palazzo. La gente è disorientata, non sa neppure chi siano gli assessori, visto che in tre anni il sindaco ne ha cambiati oltre una ventina”. Antonio Gagliardi, commissario cittadino Italia dei Valori. “I fischi a Starita? Non c’è da meravigliarsi – aggiunge l’ex assessore al Bilancio -. La protesta acquista maggior valore perché non politicizzata, ma nata spontaneamente. Inoltre è arrivata in un contesto di festa, dove di solito i politici incassano solo applausi. Questa la dice lunga sull’incapacità di questa amministrazione a risolvere soprattutto i problemi quotidiani dei cittadini, quelli a cui essi tengono di più”. Gennaro Di Paolo, capogruppo consiliare PdL: “Quanto è avvenuto domenica scorsa è la dimostrazione di un malessere generale che viene da lontano e si è alimentato negli ultimi mesi, dopo il rimpasto definito “papocchio” nella giunta Starita. Questi alle elezioni del 2007 raccolse il 70 per cento dei consensi, ora invece raccoglie fischi. Quando un sindaco non riesce a parlare neppure alla festa del paese, si avvia verso un epilogo disastroso. Lo capisca in tempo e si dimetta!”. Salvatore Civaro, segretario cittadino PdCI: “I fischi a Starita sono la naturale conseguenza del suo modo di governare, lontano dalle esigenze della gente comune. Anzi mi meraviglio che non siano arrivati molto prima, si vede che il popolo torrese è molto paziente. Un governo incongruente, incoerente ed inadeguato che non si accorge neppure delle difficoltà economiche in cui versano i cittadini, andando ad aumentare a dismisura la tassa sui rifiuti. Mentre sperpera centinaia di migliaia di euro per le politiche sociali, che qui a Torre hanno una connotazione particolare: dare dei contentini alle persone anziane”. Luigi Monaco, consigliere comunale di SEL: “Con i fischi ricevuti - afferma l’ex sindaco - Starita finalmente capirà che è finita l’epoca dei proclami. Ha fatto trascorrere tre anni e mezzo del suo mandato senza realizzare niente, anzi ha depauperato quello che avevano progettato le passate amministrazioni. A questo punto non mi resta che dargli un consiglio: si dimetta prima che faccia ulteriori danni alla collettività!”. ANTONIO MARRAZZO (Dal settimanale TorreSette del 29 ottobre 2010)