A cura della Redazione
Italia dei Valori: «Un interpartitico per i chiarimenti» Lo scenario politico-amministrativo a Torre Annunziata è cambiato. La coalizione che sostiene il sindaco Giosuè Starita si è ulteriormente ampliata con l’ingresso in giunta dell’avvocato Francesco Cacace dell’MpA. Una decisione che il sindaco ha motivato come una sua scelta personale, ma che di fatto è andata oltre l’indirizzo del documento politico-programmatico sottoscritto dai partiti del centrosinistra il 31 luglio dell’anno scorso. Ma all’orizzonte si profila anche un coinvolgimento nell’esecutivo dell’UdC, così come chiesto dai capigruppo di PD, IdV, Psdi, MpA. Di fronte a questi cambiamenti, l’area Bersani del Pd ha diramato un comunicato con il quale stigmatizza la decisione del primo cittadino di far entrare nella sua squadra di governo un rappresentante del movimento di Lombardo. Qual è, invece, l’atteggiamento assunto dall’Italia dei Valori? Lo chiediamo alla segretaria cittadina Nives Pagano (nella foto). “Il nostro assessore Antonio Gagliardi - afferma Pagano - già all’indomani della nomina, chiamato in causa dal consigliere comunale di SL Andrea Fiorillo, aveva espresso l’opinione del partito, che riteneva tale scelta sbagliata nel metodo, perché non coinvolgeva i partiti del centrosinistra, senza entrare nel merito della designazione di uno stimato professionista, che peraltro aveva militato insieme a Gagliardi nei Democratici, subentrando, seppur per un breve periodo, al suo posto in consiglio comunale. Ciò perché, pur rispettando l’autonomia del sindaco, era doveroso affrontare la discussione all’interno della maggioranza circa l’allargamento del centrosinistra ad una forza politica ad esso estranea”. Se si fosse affrontata la questione all’interno di un interpartitico, quale sarebbe stata la vostra posizione? “Innanzitutto va detto che la convocazione di un interpartitico privo della rappresentanza politica del partito di maggioranza relativa, non aveva senso. Ecco perché avevamo espresso più volte l’opinione che occorreva attendere prima il congresso cittadino del Pd e poi valutare un possibile allargamento della coalizione ad un partito di centro, che però alle provinciali e alle politiche si è schierato con il centrodestra. A tal proposito era opportuno attendere anche quale scelta di campo avrebbe fatto l’MpA alle prossime elezioni regionali”. Il capogruppo dell’Italia dei Valori ha firmato un documento, insieme agli altri capigruppo, in cui si chiede al sindaco Starita l’ingresso dell’UdC in giunta... “Una volta che la giunta è stata aperta ad un partito di centro, non vediamo perché escluderne un altro come l’UdC. Tuttavia anche in questo caso è stato commesso un errore, anche nostro, e cioè quello di assumere una decisione (documento firmato dai capigruppo, ndr) che doveva essere propria dei partiti. Tanto più che l’Unione di Centro è divisa al proprio interno su questa prospettiva e il sindaco ha anche affermato che dal 2010, in base alla riforma Calderoli-Brunetta, non sarebbe stato più possibile un ampliamento dell’esecutivo. A meno che non si voglia ridurre la rappresentanza del Pd in giunta. Una cosa, però, va sottolineata. In questa fase c’è una gran confusione e commistione di ruoli tra partiti, gruppi consiliari ed esecutivo. Bisognerebbe al più presto ripristinare il primato della politica, troppo spesso ridotta a chiacchiericcio sui marciapiedi e svilita nel suo ruolo, e ciò si ripercuote anche sull’azione amministrativa”. Il vostro partito, fino a qualche mese fa, non era favorevole ad un’apertura immediata ad altri partiti del centro. Ora la situazione è parzialmente cambiata e potrebbe ulteriormente evolvere. Eppure, tranne qualche critica che avete fatto, non c’è stata una presa di posizione netta dell’IdV. Come spiega ciò? “Quando firmammo il documento del 31 luglio, che prevedeva l’autosufficienza del centrosinistra e l’appoggio solo istituzionale dell’MpA, esso fu condiviso da Pd, IdV, Psdi, Sinistra e Libertà e Rifondazione Comunista, e sostenuto da 17 consiglieri (incluso il sindaco) più 4 dell’MpA. Subito dopo, però, SL si defilò da quel patto e due consiglieri del Pd (Raiola e Fabbrocini, ndr) votarono contro l’equilibrio di bilancio, prendendo le distanze dal loro partito. Infine l’MpA si astenne dal voto, rinnegando il documento sottoscritto qualche mese prima. Era palese, a questo punto, che non c’era più una maggioranza. Mutando la situazione iniziale sarebbe stato opportuno riconvocare un interpartitico per discutere su un’eventuale ridefinizione dei confini del centrosinistra. Il tutto, però, doveva avvenire dopo il congresso cittadino del Pd, che è stato invece rinviato. Il resto è storia recente. Di fronte alla scelta personale del sindaco di aprire all’MpA, ci siamo trovati davanti ad un bivio: uscire un’altra volta dalla maggioranza oppure continuare la nostra presenza nell’esecutivo mantenendo un profilo critico. Abbiamo scelto questa seconda ipotesi”. E quanto durerà questa vostra posizione? “Fino a quando la discussione non sarà portata all’interno di un interpartitico con una rappresentanza politica del Pd. Se ciò non avverrà nel breve-medio termine e la politica non assumerà il suo ruolo di protagonista, allora potremo anche valutare, insieme ai nostri quattro rappresentanti istituzionali, i tre consiglieri comunali Raffaele De Stefano, Luigi Cirillo e Francesco Gentile, e l’assessore Antonio Gagliardi, di assumere una decisione anche più drastica”. ENZA PERNA