A cura della Redazione
Starita, avanti senza indugi! Ho avuto modo di conoscere e di apprezzare l’allora avvocato Giosuè Starita circa otto anni fa, quando eravamo entrambi candidati alla carica di difensore civico. Lui era più titolato di me. Infatti, era non solo il pupillo del sindaco Franco Cucolo (lavorava nel suo studio legale), ma godeva anche dell’appoggio del più importante partito, i Democratici di Sinistra, ed era già un affermato e stimato avvocato. Insomma aveva tutte le carte in regola per aspirare, molto più di me, al prestigioso ruolo di “garante dei cittadini”. Eppure non volle essere lo strumento di chi intendeva contrapporci visto che c’era un forte orientamento verso il mio nome . Dignitosamente ritirò la sua candidatura, facendo un passo indietro che indubbiamente gli fece mettere da parte il suo orgoglio personale. Ma fu un atto di grande generosità che apprezzai moltissimo e che aumentò la mia stima nei suoi riguardi. Poi, successivamente e giustamente, gli fu assegnato un incarico di prestigio e fu nominato presidente della Oplonti Multiservizi. Un ruolo che svolse da lavoratore instancabile, con grande passione e competenza, riuscendo persino a far pesare poco sulla nostra città la continua emergenza rifiuti. E anche quando assunse per breve tempo l’incarico di assessore ai Lavori Pubblici si rivelò all’altezza della situazione. Poi, nel 2007, nella resa dei conti interna al centrosinistra contro l’allora sindaco Luigi Monaco, fu designato da una nuova maggioranza a candidato a primo cittadino. E’ stato indubbiamente un periodo travagliato della politica torrese, iniziato nel 2005 quando i più quotati Pierpaolo Telese e Francesco Porcelli aspiravano alla carica di sindaco e furono soppiantati all’ultimo giorno da Luigi Monaco, e terminato con il “golpe” contro lo stesso Monaco sfiduciato di fatto dalla maggioranza dei consiglieri comunali che si dimisero. Poi Monaco “smarrì la diritta via” candidandosi alla testa del centrodestra contro Starita proposto invece dal centrosinistra. E perse le elezioni, anche se poi è ritornato alla “casa madre” nel centrosinistra. Intanto Starita cominciava con il piede giusto il suo mandato di sindaco, diminuendo spese come fitti passivi, eliminando consulenze e incarichi onerosi per le casse del Comune. Anche se ha dovuto subire diverse critiche in questi due anni, ha continuato per la sua strada, contraddicendo però il suo ruolo di capo della coalizione di centrosinistra con la sua “apertura” a partiti ed esponenti del centrodestra che non lo avevano votato. Ma che anzi gli si erano contrapposti due anni fa. Mentre, nel contempo, partiti ed esponenti del centrosinistra uscivano dalla sua maggioranza per contrasti su diverse questioni. Adesso il Partito Democratico, resosi conto anche autocriticamente del deteriorarsi della situazione politico-amministrativa, ha chiesto il ritorno al centrosinistra e l’azzeramento dell’esecutivo. A questa iniziativa il sindaco Starita ha opposto una “resistenza passiva”, preoccupato per le tensioni che potrebbero scaturirne. Ma non è più momento di indugi. Anzi Starita non solo dovrebbe seguire il suo partito di appartenenza, il Pd, ma dovrebbe addirittura guidare questo processo, assumendo una leadership politica che gli è riconosciuta dal suo ruolo. Ricompattando il centrosinistra, potenziando la giunta e rivedendo il programma anche alla luce delle proposte dei suoi alleati, rafforzerebbe sicuramente il suo prestigio e la stabilità di governo della città. Ma dovrebbe lanciare un ponte anche verso il gruppo di Svolta Democratica e Progressista, che è parte integrante del suo stesso partito, nonché verso la sinistra, costruendo nel contempo il rapporto privilegiato che dice di voler instaurare con l’Italia dei Valori. Mettendo da parte preclusioni, risentimenti, diffidenze e aprendo un dialogo con i suoi “avversari”. Con quest’atto di umiltà dimostrerebbe la sua coerenza e non offrirebbe più motivi di ostilità nei suoi confronti, sempre se anche dall’altra parte ci sarà lo stesso atteggiamento. Mettendo così la parola fine a due anni di “guerre”. SALVATORE CARDONE