A cura della Redazione
Partito Democratico, i nodi da sciogliere Si avvicinano le elezioni provinciali e fra qualche mese i partiti dovranno ufficializzare i nomi dei loro candidati nel collegio Torre Annunziata-Santa Maria La Bruna. Il principale partito del centrosinistra e della città, il PD, è però ancora in alto mare in quanto deve prima risolvere i suoi problemi interni, legati alla scelta della linea politico-amministrativa e di un segretario cittadino, dopo il tesseramento bis dei giorni scorsi. Senza considerare il fatto che il Partito Democratico è ancora spaccato in due tronconi, uno filo-amministrazione e l’altro contrario alla giunta. Una situazione indubbiamente complessa, che molto difficilmente porterà ad una gestione unitaria e ad una condivisione unanime del candidato per le elezioni provinciali. Eppure, al momento della sua costituzione, il PD torrese sembrava essere nato sotto una buona stella. Infatti, ad esso avevano aderito non solo tutti i consiglieri eletti nei Democratici di Sinistra e nella Margherita, ma anche altri che si erano presentati, alle comunali del 2007, nelle liste di partiti diversi: Domenico Solimeno dell’Udeur, Ciro Portoghese di Forza Italia e Luigi Monaco, già sindaco dei Ds ma candidato a primo cittadino per il centrodestra. Anche se, in verità, questi tre consiglieri avevano alle spalle una lunga militanza nelle file del centrosinistra e solo per motivi elettorali avevano scelto lo schieramento avversario, tanto è vero che subito dopo le elezioni sono “ritornati a casa”, confluendo nel PD. Inoltre, al Partito Democratico avevano anche aderito l’ex consigliere dello Sdi, e candidato a sindaco per i Socialisti Democratici nel 2005, Francesco Porcelli, e un’autorevole esponente della società civile, la scrittrice Carola Flauto, oltre a tanti nuovi iscritti che avevano partecipato con entusiasmo alle Primarie dell’ottobre 2007. Invece, dopo la nascita dell’esecutivo del sindaco Giosuè Starita, sono venuti alla luce i contrasti nel PD che hanno portato ad una spaccatura in due del partito, anche a causa del tesseramento “contestato” che ha prodotto l’attuale commissariamento. E, per di più, si è “defilato” dal Partito Democratico il consigliere Andrea Fiorillo, più interessato alla nascita di una formazione politica unitaria della sinistra. Ora, la battaglia interna, al di là di una ricomposizione o meno dell’unità del PD, sarà incentrata sulla scelta del candidato del partito per elezioni provinciali nel nostro collegio. Al riguardo, circolano da tempo alcuni nomi. Nessuno, finora, è deciso a sciogliere le proprie riserve e a proporsi per la candidatura, in quanto dovrebbe cimentarsi con la titanica impresa di mobilitare intorno al proprio nome tutto il partito. Un obiettivo che difficilmente può essere raggiunto se perdureranno le attuali divisioni. Perciò, l’unica soluzione di questo rebus potrebbe essere rappresentata solo dall’autorevole candidatura del sindaco Starita. Il quale ridurrebbe certamente ai minimi termini il dissenso nel PD e riunirebbe, intorno alla sua persona, anche tanti cittadini che, pur non appartenendo al Partito Democratico, lo hanno votato nel 2007 per eleggerlo come primo cittadino e, stimandolo, sarebbero ancora disposti ad appoggiarlo elettoralmente alle provinciali. Ciò comporterebbe, comunque, per lui, un margine di rischio, anche in considerazione del risultato che riuscirebbe a raggiungere nell’altra parte del collegio, a Santa Maria La Bruna; ma, al momento, non c’è una candidatura più forte di quella di Starita. Anzi, se il Partito Socialdemocratico dovesse rinunciare alla candidatura di un suo esponente alle provinciali e facesse convergere i suoi voti sul sindaco, rafforzando così, ancor di più, il “patto d’acciaio” con lui, allora l’elezione di Starita sarebbe certa e Torre potrebbe essere sicura di avere un suo consigliere alla Provincia che, nel contempo, è anche il suo primo cittadino. Sarà questo lo scenario che si delineerà tra qualche mese? Tutto è possibile, soprattutto se il PD riuscirà a realizzare il “miracolo” dell’unità interna. Altrimenti questo partito si esporrà ad un grave pericolo elettorale e correrà il rischio di implodere, con spezzoni di esso che rincorreranno un “cavallo vincente” diverso dal candidato ufficiale del Partito Democratico. Un’ipotesi da non scartare anche nel caso in cui i vertici provinciali decidessero di candidare un esponente del PD appartenente all’altra (minoritaria) parte del collegio, quella di Santa Maria La Bruna. A questo punto potrebbe esserci uno scatto di orgoglio e di ribellione e, sentendosi ancora una volta “colonizzati” da Torre del Greco, parte dei Democratici della nostra città potrebbe decidere di far confluire i suoi voti su un “torrese doc” di un altro partito, che dia serie garanzie di rappresentare, con le sue capacità e competenze, Torre Annunziata all’interno del Consiglio Provinciale. SALVATORE CARDONE