A cura della Redazione
La sinistra che fa discutere Caro Salvatore Cardone, nel 1921 è stata definitivamente chiarita una divisione, ancora oggi valida: Socialisti e Comunisti, riformisti e rivoluzionari sono completamente incompatibili! Lei oggi, oltre ad un’analisi approssimativa, superficiale ed ingenerosa sulla storia novecentesca del Socialismo, propone di creare un altro contenitore, quello che ha chiamato “Partito della Sinistra”, in cui riunire, a prescindere delle differenze ideologiche e di pratica politica, queste due componenti, semplicemente con lo scopo di ridare loro rappresentanza istituzionale. Si rende conto che sta proponendo lo stesso modello fallimentare del Partito Democratico, ovvero un mero contenitore d’interessi, un’accozzaglia, che non tiene conto della storia non solo ideologica, ma addirittura etico-morale dei suoi, e che ha come unico scopo il raggiungimento e la gestione del potere e del privilegio, senza però alcuna idea di giustizia, di economia e di società? Francamente non ritengo la sua proposta risolutiva dei mali della Sinistra, anzi! Innanzitutto, il dato drammatico non è tanto la mancanza di rappresentanza dei partiti comunisti e socialisti che prima erano presenti in Parlamento - anche se, badi bene, qualche socialista è ancora presente in Parlamento, addirittura nel Governo (veda Brunetta, per esempio); il dramma è che questi soggetti, in particolare mi riferisco al PRC ed al PdCI, con le loro svolte governiste (e in questo, il PdCI è stato più coerente, visto che è nato proprio per essere un partito governista) hanno talmente disatteso le speranze di un minimo cambiamento per le classi proletarie, che oggi hanno perso ogni credibilità nei confronti dei proletari stessi. Guardate a quello che era il partito più rappresentativo, il PRC: i congressi, e non solo l’ultimo, non rappresentano più un momento di discussione e di confronto sulla base di diverse idee e, dunque, mozioni, ma sono diventati momenti di conta, prima, e di scontro, poi, per la “conquista” degli organismi dirigenti. Chi vince, magari critica fortemente quello stesso governo di cui proprio lui ha fatto parte. E chi perde, in nome dell’unità, preferisce creare l’ennesimo soggetto autoreferenziale della Sinistra (non più Comunista). La verità è che questi partiti oggi non rappresentano più nemmeno i Comunisti! I veri Compagni, in un recente passato condannati alla solitudine ed alla marginalità da gruppi dirigenti opportunisti, sono quasi tutti fuoriusciti da questi partiti (ovviamente nessuno ha seguito Vendola), ed oggi, nella maggior parte dei casi, vivono un grosso problema in termini di rappresentanza. Di conseguenza, la vera sfida è l’azzeramento complessivo di tutti i movimenti e di tutte le sigle comuniste, quasi sempre autoreferenziali, che porti ad un Movimento per la Costituente Comunista, il quale non si ponga l’obiettivo immediato di partorire l’ennesimo nuovo partitino, ma che tenti di aprire un percorso di ricomposizione verso l’unico Partito di tipo “nuovo”: quello comunista. A mio parere, il bisogno dei Comunisti, dunque, è quello di aprire una fase costituente che sappia ricomporre sul terreno della lotta e del conflitto sociale le forze attualmente disperse e frammentate, e che si ponga come obiettivo la costruzione di un soggetto politico comunista all’altezza delle sfide del XXI secolo, che elabori un progetto di società alternativa, socialista, non utopica, e che sia in grado di coinvolgere le masse, e non solo la ristrette cerchie delle leadership delle organizzazioni attualmente esistenti. Ovviamente, in attesa che ciò si concretizzi, l’astensione resta l’unica via. Caro Salvatore Cardone, lei confonde la non-rappresentanza dei socialisti (anche se, come già detto, loro sono presenti) e dei Comunisti col loro fallimento anche ideologico. Lei confonde una pesante sconfitta in battaglia con una sconfitta di guerra. Inoltre, come può scrivere che “il comunismo è fallito storicamente”, proprio oggi che Chavez mette in pratica una nuova conquista popolare trionfando democraticamente con un referendum che modifica la Costituzione venezuelana, proiettandola verso un consolidato e duraturo Socialismo (mentre gli organi di stampa capitalistici occidentali continuano a parlare soltanto della modifica sulla sua possibile rielezione); proprio oggi che Fidel Castro, dato sempre per morto (la verità è che Fidel non morirà mai!), viene ritratto in buona salute con la presidentessa cilena Michelle Bachelet, mentre i loro governi firmano importantissimi accordi per tutta l’America Latina? Perché non parla del fallimento che stanno vivendo le istituzioni di tutti gli stati borghesi occidentali, le cui democrazie vengono sempre di più svuotate in nome dell’economia globale? Perché non parla anche del fallimento degli organismi internazionali, come l’ONU (sarebbe meglio chiamarlo ONCU, Organizzazione delle Nazioni Capitaliste Unite), che permette il massacro di civili a Gaza? Perché non parla del fallimento dell’economia capitalista e della devastante crisi che sta investendo tutto l’Occidente, di quella economia che continua a collettivizzare i debiti e a privatizzare i profitti? E perché per grossi colossi aziendali si torna a parlare di cospicui interventi statali (ma, per carità, guai a parlare di nazionalizzazioni o partecipazioni statali)? E poi, mi permetta, perché non parla del fallimento politico del Partito Democratico, ed anche della sua non chiarita collocazione nel Parlamento europeo, viste le imminenti elezioni? Caro Salvatore Cardone, continui a parlare del fallimento del Comunismo… tanto i fatti stanno dimostrando che la verità è un’altra: è il capitalismo ad essere fallito! RAFFAELE POLIMENO ex consigliere comunale Rifondazione Comunista