A cura della Redazione
La sinistra che fa discutere Partecipo con piacere al dibattito iniziato sulle pagine di TorreSette da un interessante articolo di Salvatore Cardone, e a cui hanno dato dei validi contributi due figure autorevoli della sinistra torrese, quali il prof. Salvatore Prisco e il consigliere Andrea Fiorillo. Rifondazione Comunista, a ben vedere, non ha rinviato sine die la questione della costituzione dell’unità a sinistra, per cui non aspetteremo vent’anni, anzi ritengo che la sinistra deve rifondarsi qui ed ora, perché, come ha acutamente osservato Rossana Rossanda, la sua “assenza” si fa sentire proprio quando si manifesta con evidenza la crisi del liberismo. In tal senso, al fatalismo di Prisco, preferisco la caparbietà del consigliere Fiorillo, la sua idea di rilancio unitario, il suo impegno quotidiano per creare un’alternativa credibile allo stallo della politica locale. Voglio essere chiaro: noi crediamo nell’unità della sinistra, ma le argomentazioni di Cardone vanno in un’altra direzione. Nessuno può chiederci di fare abiure o piegarci alle convenienze del presente. Noi, a differenza dei sensi di colpa e della vergogna di qualche rappresentante del PD, rivendichiamo con orgoglio il nostro essere comunisti, senza sterili nostalgie né posizioni di mera testimonianza. Sono ormai quindici anni, infatti, che all’interno di Rifondazione si è sviluppato un fecondo dibattito sulla nostra storia, facendo anche autocritica su alcune questioni, rigettando nel nostro statuto qualsiasi rigurgito stalinista ed aderendo all’idea della nonviolenza come strumento di azione politica. Non stiamo ancora ai tempi di “baffone”, caro Salvatore... L’esperienza delle fusioni a freddo, però, ci è servita. La sconfitta dell’Arcobaleno, come mera unione di ceto politico senza popolo, ancora brucia, per cui è indispensabile parlare di unità partendo dal basso, dalle proposte concrete, dai programmi. Poi si considerano i nomi, ma su un impianto politico chiaro, frutto del contributo delle istanze provenienti dai singoli, dalle associazioni, da quel mondo variegato della sinistra diffusa, che, spesso emarginato, non crede più nella politica, e, cosa più grave, non partecipa e non va nemmeno a votare, creando un vuoto inquietante nella nostra democrazia. Sono convinto che l’unità non debba essere una mera somma aritmetica, né un cartello esclusivamente elettorale, ma nel rispetto delle identità di ciascuno, si deve giungere presto ad uno schema preferibilmente federativo, che metta insieme tutta la sinistra, senza chiedere a nessuno di rinunciare ai propri valori. Certo, le figure richiamate da Cardone, rappresentanti di due delle culture che hanno fatto la storia della nostra città e del Paese, sono sicuramente da prendere in considerazione, ed è già in atto un confronto con varie soggettività della sinistra per cercare di arrivare ad una prospettiva unitaria, ma senza annessioni o quant’altro. Non siamo interessati, tuttavia, ad entrare nel PSE, anche se Rifondazione da sempre è addentro alle dinamiche politiche europee attraverso il Partito della Sinistra Europea, non rinunciando al confronto e alla dialettica con il Socialismo Europeo. Ciò che non convince delle argomentazioni di Cardone è che Rifondazione e PdCI debbano rinunciare alla propria storia, si rassegnino alla presunta sconfitta dell’idea di comunismo, si convertano ad una versione sbiadita di socialdemocrazia. Ciò che è stato sconfitto, altresì, è la versione finora storicamente concretizzatasi del socialismo, quella sovietica, non le idee e le battaglie dei comunisti. Di quelli che hanno prima contribuito a fondare la nostra repubblica, a scrivere quel documento profondamente progressista che è la nostra Costituzione, e poi hanno costruito uno stato sociale che ha fatto scuola in Europa e che oggi è sotto schiaffo del populismo di Berlusconi e dei compromessi da destra dei nuovi Democrats italiani. Ciò che non è stato sconfitto, invece, ahimè, sono le diseguaglianze sociali prodotte dal capitalismo e dal suo illusorio e fallace progetto di benessere, le differenze ormai intollerabili tra il Nord e il Sud del mondo, le contraddizioni del conflitto tra capitale ed ambiente. Non ci si può accontentare di gestire l’esistente, di mettere qualche virgola ai programmi delle destre, di quelle “terze” e “quarte vie” al socialismo, che tanto fascino hanno esercitato sugli ex PDS e poi DS e che, alla fine, hanno solo ulteriormente impoverito i lavoratori ed allargato la forbice tra profitti e salari. Quando evidenzia le grandi differenze tra l’esperienza sovietica e il PCI, Cardone sottolinea un profilo fondamentale della sinistra storica in Italia. Ma quel partito, che si fondava su quelle istanze di giustizia sociale, che Cardone ritiene ancora oggi l’essenza della sinistra, era un partito evidentemente comunista, non quel contenitore di ascendenza kennediana, che ha sempre vagheggiato Veltroni, trasponendolo nell’attuale PD, in cui ci sono le ragioni dei cittadini “consumatori” (questi sono i riferimenti dei nuovi democratici italiani, non i lavoratori...), ma anche degli imprenditori. E poi bisogna finirla con la favola che la soglia del 4 per cento nella legge elettorale europea sia, in fondo, uno stimolo, per l’unità della sinistra. Perché il disegno consociativo che sta alla base di quella legge ha solo un obiettivo: fare di ciò che resta della sinistra terreno di caccia, in pratica reagire alla crisi di consenso non erodendo quello della destra ma fagocitando la sinistra! Se guardiamo alla realtà locale, invece, seppure presentandosi autonomamente alle elezioni, PRC e PdCI, hanno sempre agito in sintonia e collaborato sia all’opposizione che al governo della città. In conclusione, faccio appello a tutti i compagni della sinistra torrese affinché le prossime elezioni amministrative siano uno strumento, un passaggio verso l’obiettivo dell’unità di tutta la sinistra. MASSIMO MANNA ex assessore Rifondazione Comunista