A cura della Redazione
Consiglio comunale tra assenze e polemiche Erano due mesi e mezzo che non si riuniva il consiglio comunale, e la seduta di ieri ha rischiato di saltare per mancanza del numero legale. Presenti nella maggioranza solo 12 consiglieri, inclusi i due membri del gruppo misto; assenti tutti gli ex diessini del Partito Democratico: il capogruppo Donadio, oltre ai consiglieri Lucibelli, Solimeno, Russo Guarro, e Veltro. Un segnale nei confronti del primo cittadino per la scarsa visibilità di qualche componente politica all’interno del governo e sottogoverno della città? Per i primi tre consiglieri sembrerebbe proprio così, visto che, anche se con qualche minuto di ritardo, Russo Guarro e Veltro raggiungevano i banchi della maggioranza, anche se quest’ultimo vi rimaneva per poco. Fatto sta, però, che la seduta si svolgeva solo grazie alla presenza dei cinque consiglieri del gruppo Svolta Democratica e Progressista (Fiorillo, Amura, Iovane, Monaco e Telese) che, però, ponevano una condizione per la loro permanenza in aula: l’inversione dei punti all’ordine del giorno, dando priorità alla discussione dei debiti fuori bilancio relativi a sentenze di giudici di pace. Condizione accettata all’unanimità dai presenti e, quindi, il consiglio comunale poteva regolarmente svolgersi. Il presidente Raiola, che sostituiva Sentiero, assente per motivi familiari, dava inizio ai lavori, mentre l’aula andava pian piano riempiendosi con l’ingresso di consiglieri ritardatari. Approvati i debiti fuori bilancio, il consigliere Ammendola (Pd) proponeva di posticipare all’ultimo punto all’ordine del giorno le “comunicazioni del sindaco Starita”, forse per evitare che l’aula ritornasse a svuotarsi. Ma, come era prevedibile, la richiesta provocava la reazione del gruppo Sdp, che abbandonava l’aula subito dopo l’approvazione della proposta di Ammendola. La seduta si trascinava avanti stancamente con l’approvazione del regolamento per il Comitato delle pari opportunità e l’approvazione del regolamento per il funzionamento e l’istituzione della relativa Consulta degli uomini e delle donne. A termine della seduta prendeva la parola il sindaco Starita, che poneva l’accento sugli obiettivi cui puntava l’amministrazione comunale. Ad iniziare dalla riduzione delle spese, con il trasferimento degli uffici comunali nella scuola di via Provinciale Schito e la valorizzazione dell’area periferica della città, all’intervento della Regione, con il dragaggio del porto e il sostegno economico per la riqualificazione del Quadrilatero delle carceri (10 milioni di euro). Inoltre, il primo cittadino si faceva promotore di iniziative tese a verificare eventuali responsabilità per le mancate risposte in termini occupazionali da parte delle imprese rientranti nel contratto d’area torrese-stabiese. Infine, lanciava la proposta di un protocollo aggiuntivo per la valorizzazione di una parte del territorio cittadino. Starita terminava il suo intervento ringraziando l’apposizione “che – a suo dire -, pur dissentendo sulle delibere in discussione, restava regolarmente in aula”. Una chiara “frecciata” al gruppo Sdp che aveva abbandonato la seduta per divergenze con la maggioranza. Contro il trasferimento degli uffici comunali interveniva il consigliere Di Paolo (PdL), secondo il quale il provvedimento assunto dall’esecutivo andava discusso in consiglio comunale. Per il consigliere d’opposizione, inoltre, il trasferimento degli uffici in un’area periferica della città avrebbe contribuito ancor di più a desertificare il centro storico cittadino e a far slittare ulteriormente la riapertura di Palazzo Criscuolo. A favore del provvedimento, l’intervento del consigliere De Stefano (IdV) “purché gli uffici con maggiore frequenza di pubblico – concludeva - vengano concentrati nel centro della città”. (An.Ga.)