A cura della Redazione
Dov´è finita la Sinistra a Torre Annunziata? Dov’è la sinistra torrese? E’ questa la domanda che molti orfani della sinistra si fanno da mesi, senza ottenere una risposta. Lo Sdi (ora Partito Socialista) non è presente nel panorama politico della nostra città. Rifondazione Comunista sembra essersi volatilizzata, dopo aver perso il consigliere eletto alle comunali del 2007, l’assessore di riferimento e perfino... la sede del partito! Il PdCI resiste ancora ma svolge oramai solo un ruolo di rappresentanza della sinistra radicale a Torre Annunziata, anche perché non è riuscito ad entrare in Consiglio comunale. Solo il Psdi, pur non essendo strutturato organicamente sul territorio nazionale e senza saldi punti di riferimento a livello sovracomunale, ha trovato, nella nostra città, terreno fecondo, passando addirittura dai due consiglieri eletti nel 2005 ai quattro del 2007 (anche se ora sono tre per la fuoriuscita di Luigi Cirillo dal partito per confluire nell’Italia dei Valori). Ma già circola con insistenza, negli ambienti politici, la notizia (errata?) che alle prossime elezioni provinciali i tre socialdemocratici aderiranno ad un altro partito, nel quale uno di essi si candiderà. Insomma, lo stato di salute della sinistra riformista e radicale torrese sembra essere pessimo. Eppure, con la nascita del Pd, e con la conseguente scomparsa dei Ds, si è creato un vuoto a sinistra che, per il momento, nessuno è riuscito a colmare, anche perché non esiste ancora un soggetto politico unitario su questo versante. Anzi, sia l’area socialista che quella comunista sono frantumate, a livello nazionale e locale, in diversi frammenti. Infatti, la prima è divisa in Partito Socialista, Partito Socialdemocratico, Sinistra Democratica e Nuovo Psi (quest’ultimo gravita, tra l’altro, nell’orbita del centrodestra e quindi non fa nemmeno riferimento alla sinistra riformista). La seconda è rappresentata da Rifondazione Comunista (che rischia a sua volta di spaccarsi in due per i contrasti profondi esistenti al suo interno) e dal Partito dei Comunisti Italiani, senza considerare altre microscopiche formazioni politiche (Partito Comunista dei Lavoratori, Sinistra Critica, Per il Bene Comune, Partito Comunista Marxista-Leninista) che contribuiscono, tuttavia, a disperdere voti comunisti. Insomma, la parola “unità” sembra essere scomparsa dal vocabolario politico della sinistra. E Torre Annunziata non fa certo eccezione. Infatti, sia nel 2005 che nel 2007, i socialisti ed i comunisti torresi sono andati divisi alle elezioni comunali. Anzi, nel 2005 lo Sdi e il PdCI sostenevano il candidato a sindaco Francesco Saverio Porcelli, Rifondazione correva da sola con un suo candidato, Michele D’Apuzzo, e il Psdi appoggiava l’allora candidato del centrosinistra Luigi Monaco. Nel 2007, invece, tutti sono scesi in campo a sostegno dell’attuale sindaco Giosuè Starita, ma divisi tra loro: RC e PdCI hanno spaccato gli elettori comunisti, Unità Socialista e Psdi quelli socialisti. Risultato? Solo Rifondazione Comunista e Partito Socialdemocratico sono riusciti ad eleggere in Consiglio comunale dei loro rappresentanti, mentre sono rimasti a bocca asciutta Comunisti Italiani e Unità Socialista. E dopo poco tempo anche Rifondazione ha perso il suo consigliere, Raffaele Polimeno, dimissionario, mentre il subentrante, Domenico De Vito, si è dichiarato indipendente. Conclusione? La sinistra comunista è stata azzerata a Torre, mentre quella socialista è rappresentata dal Psdi che non si sa se continuerà ad esistere in quanto tale, o se confluirà in blocco in un altro partito. Ecco, allora, che è necessaria la nascita di un soggetto politico unitario della sinistra, capace di riorganizzare la riscossa dei “sinistrati” (è proprio il caso di definirli così, in questo momento) e di dare voce e corpo al popolo della sinistra che non ha aderito al Pd. E proprio Torre Annunziata, che spesso ha anticipato a livello locale scenari che poi si sono realizzati a livello nazionale, potrebbe essere il laboratorio politico di una nuova sinistra, rifondata dalla base, e che magari riesca a superare, anche se ritengo sia molto difficile, la frattura del 1921 tra socialisti e comunisti. Una sinistra moderna, inserita saldamente nella tradizionale famiglia socialista europea, che chiami a raccolta i tanti compagni dispersi e li riunisca nel nome del socialismo. Sarà possibile a Torre e in Italia? Non lo sappiamo, anche se questo è certamente l’auspicio di tanti che credono ancora nei valori della sinistra: democrazia, libertà, pace, lavoro e giustizia sociale. SALVATORE CARDONE