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Ultimo aggiornamento
8/9/2010 ore 21:43
La penna graffiante
Le ragazze del Cavaliere e il PD
Sabato 6 Febbraio 2010 ore 23:04


Le ragazze del Cavaliere e il PD
La bella notizia (tale sicuramente per l’interessata) è che Noemi, quella del “Papi”, al secolo Noemi Letizia, avrà un contratto nella Tv di Stato. L’ormai famosa ragazza di Portici, che ebbe l’onore e la gioia di avere alla sua festa dei 18 anni il nostro premier Silvio, e che per questo, e per il fatto di averla avuta come ospite in diversi appuntamenti romani, lo chiama affettuosamente Papi, ha scalato un altro gradino verso la faticosa notorietà, per chi, come lei, aspira a lavorare a livelli di vaglia, nell’arduo mondo dello spettacolo. Questa mia graziosa concittadina, anzi, è stata confortata, dai paterni consigli e incoraggiamenti da Lui personalmente e ripetutamente prodigati, sul capo di questo virgulto adolescenziale (dal Premier conosciuta e frequentata, per loro ammissione, prima della maggiore età), che li ascoltava nel più rapito trasporto, con lo sguardo rapito e scintillante di attenzione concentrata e di virginale e pudibonda fiducia. Insegnamenti profusi in diversi (attestati) privati abboccamenti, che hanno sottratto prezioso tempo alla cura del benessere dell’intera nazione, e che hanno trovato piena rispondenza e ammirazione nei di lei genitori. I quali, pur separati nel privato, hanno trovato modo di unire i loro sforzi per controbattere con sdegno ogni villana e bassa insinuazione circa l’ipotetica ricattabilità (udite, udite!) del nostro Premier che ha avuto, di fatto, rapporti di non ben chiara natura, con una minorenne. Ma “Honni soit qui mal y pense!” (sia bandito chi ne pensa male!) , è il motto della Monarchia inglese. Ed ecco che la nostra Noemi, dopo qualche premio estivo attribuitole sulla fiducia del fatto che sarà una “futura diva”, il testimonial per una linea d’intimo e strombazzate ospitate in discoteche di grido, si accinge a fare il salto, “a svoltare”: addirittura nella scuderia del potentissimo Bibi Ballandi, agente di diversi (veri) divi dello spettacolo, notoriamente iperlegato alle stanze del potere, sia esso di destra che di sinistra. Sappiamo che le “Jeunes filles en fleur” che circondano Silvio Nostro sono numerose e tutte agguerrite: obbedienti alla precisa tipologia fisica (alte, tettone, atletiche) da lui preferita, già alle precedenti elezioni europee avremmo potuto vedercele a Bruxelles. Ma l’allora moglie, Veronica Lario, si mise di traverso: e questi bocciuoli di aspiranti politiche non sono potuti sbocciare. Ma Silvio Nostro non ha demorso. Appena ha potuto, le ha ricollocate nella politica. Ed è la Campania la regione che ha il primato, da tutti invidiato, di avere più dovizia di serre pregiate, donde si possono suggere (assaporare) in maggior numero cotali fiori: c’è la caliente napoletana Francesca Pascale, che si è sempre pubblicamente rivelata per il fatto di conoscere il Premier “prima” di Noemi: da consigliera provinciale aspirerebbe alla Regione. Per la verità, non si è fatta notare né per presenze né per qualità d’interventi politici; ma in compenso è assiduissima a seguire in ogni dove il Premier. Altre affascinanti presenze sono Antonia Ruggiero, imposta direttamente dal Premier nella lista regionale del PdL; Emanuela Valanzano, che potrebbe addirittura approdare a Montecitorio, in quanto terza non eletta al collegio Campania 1, dove già sono presenti il padre e la sorella Benedetta, bellona e già vista in tv, come consulenti parlamentari. Insomma, perdura, anzi s’infittisce, lo stretto legame tra la concezione politica generale e la particolare visione di Silvio Nostro: ciò che il politologo Giovanni Sartori, in un suo fortunato libro, chiamava “Sultanato”. Mettendo così in evidenza il tratto assolutamente individuale del “suo” potere: fa ciò che vuole, perché lo “può” fare. Il partito PdL è “suo”, e tutti sono sul suo libro paga. Se gli “va” di ricevere donzelle, di premiarle in base alla tettosità e alle loro disponibilità fisiche nei suoi confronti, lo fa; e basta. Questa evidenza comunicazionale, da lui addirittura compiaciutamente esibita, come parte integrante del suo claim politico, che da sola, in qualunque parte dell’Occidente lo farebbe allontanare dal potere, qui addirittura lo rafforza. E non è che le sue scelte politiche generali siano condivise dagli italiani: il gradimento dell’azione di Governo è pericolosamente (per lui) sotto la metà del campione nazionale. Eppure, in base agli stessi sondaggi, se si ritornasse a votare, vincerebbe ancora, alla grande. Perché? Perché il Pd, ovvero l’opposizione, non riesce ad esprimere un disegno complessivo organico affidabile, alternativo a quello di Berlusconi. Tramontato e sconfitto il progetto prodiano dell’Ulivo, ovvero la “Grande Unità” di tutte le forze politiche di opposizione, dalle moderate a quelle ambientaliste e di Sinistra estrema, in una compagine che potesse diventare forza unitaria di governo, gli attuali big non sanno che pesci prendere. Non c’è una qualche coerente strategia: vi sono pencolamenti ora verso l’UdC casiniana e ora verso la sinistra vendoliana e l’IdV di Di Pietro (di difficile collocazione rispetto alle divisioni canoniche). Ma soprattutto, c’è un’insopportabile, oltraggioso “ritorno dei sempre uguali”, sempre sconfitti, ma sempre presuntuosamente e irremovibilmente presenti: la “Volpe del Tavoliere”, come L. Pintor definì sul Manifesto il sempre furbissmo D’Alema e Veltroni, il falso buonista, che dopo aver liquidato Prodi e poi il Pd, vorrebbe ritornare a contendere col D’Alema. Questa nomenklatura, pervicacemete attaccata al poterucolo di cui continuano a godere nell’opposizione, senza ambizioni, senza fantasie politiche, senza strategia, costituisce la palla al piede. I cittadini italiani non ne hanno fiducia. S’è visto clamorosamente in Puglia, dove il candidato dalemiano, già sconfitto alle primarie di cinque anni fa, dallo stesso Vendola, è stato risconfitto con un margine ancora superiore: 70 per cento contro il 30 per cento. Nello stesso tempo, il buon Bersani, attuale segretario del partito, che fu un eccellente ministro con Prodi, appare indeciso e, alla Totò, eternamente pencolante: pare che decida D’Alema, suo king maker, più di lui. E non parliamo della Campania, anche se il potere di condizionamento di Bassolino è stato limitato con la scelta di De Luca a candidato della Regione.
CICCIO CAPOZZI


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