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La penna graffiante
La liberazione di Gilad Shalit
Lunedi 7 Novembre 2011 ore 14:49


La liberazione di Gilad Shalit
Il 18 ottobre è avvenuto lo scambio di Shalit con più di mille detenuti palestinesi. Il Caporale Gilad Shalit (nella foto) del Tsahal (l’Esercito di Israele) fu catturato dai combattenti di Hamas negli avamposti di Gaza il 25 giugno 2006, mentre era a bordo del suo carro armato, che si era trovato improvvisamente isolato: gli altri soldati perirono, lui fu preso vivo e sequestrato. Una delle costanti della politica israeliana è il ritorno a casa dei suoi prigionieri, siano essi vivi o cadaveri. Perciò, lo Stato ebraico non ha mai rinunciato ad aprire segretamente una trattativa. Perfino con Hamas, che è la componente della resistenza palestinese tacciata di terrorismo, non riconosce nemmeno il diritto all’esistenza di Israele, e controlla ferreamente la Striscia di Gaza, il lembo orientale della futura, eventuale entità statale palestinese. Zona che è sottoposta, da parte dell’Esercito di Israele, ad un terribile, inumano embargo di merci e persone, che sta letteralmente, barbaramente strozzando il milione e mezzo di palestinesi residenti, condannandoli alla sopravvivenza pura e semplice. Eppure, nonostante questo, Hamas continua a controllarla, e ad esserne legittimo portavoce e governante, benché oggi i suoi rapporti con la popolazione stiano attraversando una fase critica, a causa del tentativo d’imporre, in modo larvato ma sempre meno tollerante della laicità, una legge comportamentale simile alla Sharyia, l’osservanza strettissima dei dettami comportamentali desunti dal Corano, che escono dalla sfera religiosa per investire integralmente ogni aspetto della vita civile quotidiana, sociale e culturale. Non dimentichiamo che la matrice di Hamas è islamica. La continuazione della prigionia di Shalit ha plasticamente rappresentato per Israele uno smacco: una forma d’impotenza, una sconfitta perpetua. Il più imponente apparato militare della zona, che potrebbe tenere testa a tutti gli attacchi contemporanei, da tutti i fronti possibili, dei “nemici” arabi e iraniani, in possesso di tutte le più sofisticate tecnologie di guerra informatica, le più efficienti e ramificate strutture di servizi segreti, non riusciva a liberare un singolo ostaggio? Era mai possibile? Nonostante la micidiale offensiva del dicembre 2008 - gennaio 2009, (operazione “Piombo Fuso”), che costò centinaia e centinaia di morti civili, non venne a capo di nulla. Anzi: mostrò ancora più clamorosamente la sua incapacità. Ma come è possibile che Netanyau, il premier conservatore oltranzista d’Israele, abbia dato spazio alla trattativa? Forse che vuole la pace con i palestinesi e con Hamas? Per nulla. Esattamente al contrario, è ancora di più intenzionato a continuare la guerra contro i palestinesi. Però sono radicalmente mutate le condizioni di scenario strategico. Israele rischia nella regione di avere solo nemici. Le varie “Primavere Arabe”, che stanno rovesciando i dittatori dell’area, non si sa se porteranno la democrazia: ma sicuramente hanno tolto dalla faccia della terra suoi amici fidati: Mubarak, Ben Ali. La Turchia dell’islamico moderato Erdogan, prima alleato fondamentale di Israele, si sta trasformando in grande suo nemico, nel capofila della rinascita in chiave panaraba islamica dell’intera regione. La Turchia ha il miglior esercito della zona (dopo Tsahal, perché è stata “armata” dalla Nato, cioè dagli USA e da Israele), e la crescita del suo PIL marcia a più del 4 per cento annuo, nonostante la crisi. E tutte le rinnovate dirigenze dei Paesi arabi, arcinemici, anche se in modo non appariscente, d’Israele, non potranno fare a meno dei soldi sauditi. Inoltre, l’altra componente dell’Entità palestinese, la moderata Cisgiordania, sta ottenendo successi diplomatici rilevanti e mostra una crescita economica non piccola. Ecco quindi che i furbastrissimi israeliani al potere pensano di fiaccare questa crescita, dando forza ad Hamas, snobbando i moderati di Ramallah, la capitale della Cisgiordania: ma continuando, contemporaneamente, a costruire colonie illegali nella zona araba di Gerusalemme, perpetuando in questa disastrosa politica di repressione antipalestinese.
CICCIO CAPOZZI

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