A cura di Massimo Corcione

Eccomi a scrivere, ancora una volta, di cose torresi, a mettere becco in faccende che sono lontane, lontanissime, dal mio quotidiano fatto di tormenti possibili, angosce umanamente compatibili con lo status di essere. Ma le storie torresi, proprio per la loro imprevedibilità, rappresentano un’eterna tentazione.

La prima sensazione è sempre la stessa: ma perché? Trovare una replica a volte è difficile, spesso è impossibile. La sfida nasce proprio da qui, da questa incapacità di rispondere al quesito d’apertura. Stavolta comincio da lontano, da un incontro (assolutamente informale) promosso da chi sta dando una facciata molto dignitosa all’ospitalità diffusa, l’ultima frontiera del turismo: tra Torre Annunziata, Trecase, Boscotrecase e Boscoreale, cominciano a rappresentare un avamposto ben attrezzato e di buona qualità. Il loro compito si ferma presto, troppo presto addirittura s’infrange su norme-scoglio, quelle che prevedono un supporto di base alle nuove idee.

Che cosa devono raccontare di quel mondo che si apre appena all’esterno dei piccoli pianeti domestici? La domanda d’apertura fu questa, e la risposta proposta dalle varie figure in campo fu sostanzialmente la stessa: narrare la verità è l’unica strada percorribile, un indirizzo obbligato e lontano da tutte le ipotesi favolistiche nelle quali tanto frequentemente si cade.

Che senso ha ricordare tempi irripetibili, di quando Totò frequentava il Lido Azzurro o di quando l’Ondina di Sport Sud si sceglieva (anche) tra le frequentatrici degli stabilimenti torresi?

Occorre dire basta a questa polvere nella quale affoga la voglia di ridisegnare il proprio futuro. Altrimenti non progrediremo mai. Quaranta e passa anni fa, prima dell’eclisse colera, era già finito tutto, e le responsabilità di quanti per interi decenni hanno rimpianto un lunghissimo declino hanno impedito che si recuperasse una mezza posizione.

L’unico strumento di narrazione è l’esempio, mostrare quel che si riesce a fare da soli senza stare a invocare aiuti impossibili: se l’unione funzionasse sempre, modelli di valorizzazione come il museo allestito a Palazzo Criscuolo potrebbero essere illuminanti:

Torre di strada in avanti ne ha fatta, e moltissima ancora deve farne, ma inseguendo se stessa, non altri. Questo è il percorso giusto, come giusta è la scelta di puntare sulle proprie forze: è la sola ricchezza non espropriabile sulla quale possiamo contare.

Difendiamola. 

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