A cura della Redazione
Non si deve scendere più giù della Legaprò Teniamoci lontanissimi dall’ascensore, perché non abbiamo alcuna intenzione di scendere più in giù della Legapro’. Parlo per una volta da tifoso, succede solo quando si parla del Savoia, è un vizietto che mi perdonerete. Quindi anche qualche mio giudizio va filtrato con il setaccio della passione, spesso traditrice della logica e della ragione. Non sono completamente accecato, ritrovo lucidità per spiegare che confermare la squadra dello scorso anno (io stesso la definii memorabile) sarebbe stato impossibile. Il costo di gestione dell’avventura-promozione fu particolarmente salato, raddoppiare quelle cifre sarebbe stato intollerabile. Insomma sul valore di Tiscione, Meloni, Maiellaro e Stendardo, tanto per fare i primi nomi, nessun dubbio, ma riconfermarli tutti sarebbe stato praticamente impossibile. Tra tutto e niente esiste una fascia intermedia mai battuta. E questo potrebbe essere stato un errore. Sono anche d’accordo con chi identifica in Tiscione il giocatore che più di tutti manca a questa squadra e a questo pubblico. Il pallone è un gioco semplice, rovinato da quanti lo complicano maledettamente: ci sono calciatori che sono difficilmente sostituibili, Mazzarri li aveva ribattezzati titolarissimi, Tiscione era uno di questi per il Savoia. Ecco perché la sua conferma valeva bene un sacrificio, compensabile con il taglio di chi mai sarebbe stato titolare neppure per una domenica. E’ vero che esiste anche l’eccezione Scarpa, ma qui entriamo nel tempio, nella galleria della memoria, tra gli intoccabili. Nonostante l’errore, anzi gli errori, nella trasformazione dei calci di rigore: il capitano è la quint’essenza del Savoia. Non è da tutti scendere di qualche categoria per realizzare il sogno mancato di una vita da tifoso. Tornerà presto infallibile e questo non è un augurio, è una certezza. Siamo passati da Bucaro a Ugolotti e questa è la novità che potrebbe favorire la svolta. Io Ugolotti lo ricordo quando ancora giocava e questo segna la mia lunga militanza da calciofilo, come stratega lo definiscono di sicuro affidamento. Dovrà intervenire in tutti i settori: dalla difesa troppo allegra al centrocampo poco concreto, all’attacco evanescente. Visto attraverso il computer, questo Savoia ha entusiasmato pochissimo e soprattutto ha esposto pochissimi talenti. Ma ora si volta pagina e noi ci aggrappiamo a tutto, anche alla tradizione che vuole imbattuta la squadra che cambia allenatore. Si ricomincia da Catanzaro, di lunedì, tanto per rendere ancor più inconsueta la ripartenza. Sbagliare non si può, allontaniamoci dall’ascensore. MASSIMO CORCIONE