A cura della Redazione
Al lavoro. Per non aspettare altri 30 anni E se Torre Annunziata si trasformasse in un immenso cantiere... Per una volta non parliamo di ipotesi lontane o di velleità, ma di una possibilità concreta. Succede in periodi di crisi che sia proprio il settore dei lavori pubblici a soccorrere, a impedire il tonfo totale. L’occupazione produce occupazione, se restiamo tutti a casa nessuno paracaduterà cioccolata e carne in scatola come nel ’43. Stavolta sembra diverso: i finanziamenti per ripristinare l’agibilità del porto burocraticamente sono scattati, presto (molto presto) vedremo all’opera, mezzi a mare e sulla terraferma per dragare il fondo e riattivare i lavori per la bretella autostradale che da quarant’anni almeno ci è stata promessa per rilanciare l’attività portuale e non solo. Scusate se insisto, ma con un porto commerciale in piena efficienza, ne trarrebbero vantaggio anche i diportisti: finora accampati con le loro barche, appoggiati su moli che potrebbero garantire servizi invece inesistenti. La rinascita portuale sarà il primo atto, con l’impegno di tutti che non sia l’ultimo. Senza aprire qui polemiche sullo scempio di Rovigliano e sul risveglio popolare di quel quartiere più volte violato, accenno al Grande Progetto Sarno che promette di riqualificare (a mo’ di risarcimento per la diseconomia prodotta dall’esecuzione del GPS) gran parte della nostra costa dimenticata: la Salera è un fronte-mare assolutamente inutilizzato che, in un territorio asfittico come il nostro, potrebbe regalare sfogo pratico e soddisfazione estetica. Quell’intervento è giudicato come indifferibile da esperti molto credibili; ridurre tutto il piano a una miserevole speculazione oltre che semplicistico è fuorviante. Il pensiero che questa occasione possa essere azzerata è inquietante, il rischio che intorno alla questione foce del Sarno possa scatenarsi una guerra dei poveri è immanente. E Torre non può restare ad aspettare altri trent’anni. Garantiscono alla Regione che altri progetti potrebbero essere finanziati, a patto di assicurarne l’esecuzione in tempi brevi, anzi brevissimi se valutiamo il tempo secondo il ritmo della burocrazia. E di progetti esecutivi sono pieni i cassetti degli uffici comunali. Rispunta fuori il sempreverde “prolungamento di via dei Mille”. Archiviata la suggestione della discesa carrabile, siamo alla versione pedonale, arricchita da una serie di parcheggi sotterranei e dalla copertura della trincea ferroviaria. Basta parlarne, però: che si provi a realizzarla oppure si archivi per sempre come irrealizzabile. Al lavoro. MASSIMO CORCIONE