A cura della Redazione
Matilde, uccisa due volte Il tempo trasforma i giorni della vergogna in giorni dellíonore. Onore per le vittime della vergogna, dello scandalo spesso tollerato fin quando non arriva alle estreme conseguenze. Una fiction televisiva ha ricostruito la figura di don Peppino Diana, il parroco anti-camorra di Casal di Principe, terra martoriata quanto la nostra. Venti anni sono trascorsi da quella mortale esecuzione, risposta del potere delinquenziale al tentativo di ribellione partito proprio da una chiesa e da un sacerdote. Anche la rappresentazione di una storia disgraziata come questa potrebbe aiutare a favorire qualche diserzione dallíesercito della camorra. Questa almeno Ë líumana speranza, troppe volte contraddetta dai fatti. Ancor pi˘ ignobile fu la fine ordinata dallíanti-Stato per Matilde Sorrentino, madre coraggio che lottava per riaffermare la verit‡ sugli abusi compiuti sui bambini del rione dei Poverelli. La pedofilia praticata l‡ dove ti aspetteresti un santuario per líeducazione dei piccoli: Ë la violenza pi˘ turpe che un uomo possa concepire prima ancora che realizzare. Matilde fu uccisa sul portone di casa, ridotta per sempre al silenzio per aver denunciato ciÚ che non avrebbe neppure voluto immaginare. Lo scandalo dei pedofili ebbe risalto nazionale, poche immagini (gratuite) di troppo costarono finanche le dimissioni al direttore del TG1, qualche anno pi˘ tardi girarono anche voci su un giustiziere che puniva chi i Tribunali non avrebbero mai potuto condannare alla pena capitale. Líomicidio della signora Matilde riaprÏ la ferita mai rimarginata. La vergogna che si perpetuava, uccidendo una mamma che allíingiustizia dellíinfanzia violata non síera voluta arrendere. Dieci anni sono passati, ma il ricordo di madreñcoraggio Ë sempre forte. Matilde Ë diventata un simbolo della ribellione, della voglia di non arrendersi, di non accettare il Male come una cancro inguaribile. La denuncia Ë una medicina, anche se per lei ha prodotto una reazione mortale. Voleva fortissimamente che tutti gli autori delle violenze che avevano devastato le menti dei bambini, forse non Ë stata protetta, noi non líabbiamo protetta. Il ricordo che le tributiamo, anno dopo anno, non vale come risarcimento, impossibile per lei e anche per la sua famiglia due volte colpita. Regge, invece, il suo esempio, la sua voglia di reagire, soprattutto la certezza che Ë stato giusto lottare. Anche se la citt‡ non líha seguita subito. MASSIMO CORCIONE