A cura della Redazione
Scavi di Oplonti, tesoro dilapidato I numeri sono sempre impietosi, raccontano la realtà senza concedere attenuanti, né aiutano a giustificare alibi. Spesso sono sentenze senza processo. Come questa su Oplonti: “Sapete quanti visitatori si sono affacciati nel 2012? 81 al giorno. Di cui 5 (cinque!!!) paganti”. La citazione è tratta da “Se muore il Sud” della premiata ditta Stella&Rizzo. Giusto una settimana fa ne avevo annunciato l’uscita, c’è voluto il tempo di leggere il libro per scoprire che all’elenco di disastri meridionali non poteva mancare Torre Annunziata e il suo tesoro dilapidato. Con simili, risibili risorse non si va avanti, tutt’al più si retrocede. L’ineguagliabile bellezza (anche questa è una citazione) viene sommersa e non valorizzata. E se questo accade è sempre colpa di un altro. E’ una nostra specialità scaricare colpe che tutti noi faremmo bene ad attribuirci in quota parte. Che cosa abbiamo fatto per esaltare e pubblicizzare questo bene comune? Neppure il passaparola abbiamo alimentato come avremmo potuto. Sarebbe bastato il minimo sforzo, accompagnando magari qualche nostro ospite a visitare la Villa di Poppea. Avremmo reso così ancor più utile la presenza dei trentotto lavoratori degli Scavi, custodi di una ricchezza inestimabile e insieme mortificata. Invece abbiamo imprecato contro chi non c’aiutava, con chi non destinava aiuti, con chi accendeva i riflettori sulle disgrazie di Pompei e neppure prevedeva l’esistenza di Oplonti. Un piccolo alibi, comunque, sta per crollare, speriamo che ciò accada prima di altri crolli che per ora stanno mutilando proprio Pompei. L’UNESCO impone un Piano di Gestione del Patrimonio archeologico (comprese le straordinarie testimonianze romane racchiuse tra Castellammare ed Ercolano) che Ministero, Sovrintendenze e Comuni dovranno provvedere a varare per garantire soprattutto decoro alle zone che ospitano tali tesori. Decoro: un termine che pare uscito da una macchina del tempo. Possibile che il decoro cittadino sia ancora oggi un obiettivo non centrato? Torre Annunziata, comunque, ha aderito al protocollo, ora la sistemazione del quartiere murattiano e lo sfruttamento per nobili cause dell’area occupata dallo Spolettificio diventano un obbligo morale e giuridico. Che cosa cambierà e quando qualcosa cambierà? Fate presto è l’unica invocazione che si può lanciare. Ma collaboriamo tutti, sentiamoci protagonisti del cambiamento e non malati in attesa di un miracolo. Stella&Rizzo sono lì che aspettano un invito per raccontare la nuova realtà di Torre Annunziata. Ripartendo da Oplonti. MASSIMO CORCIONE