A cura della Redazione
Procure e Tribunali, questo non è calcio Vista da lontano, la vergogna si ingigantisce, assume i contorni di un mostro che incute terrore, fino a trasformarsi in uno specchio nel quale riflettere la propria immagine, accompagnata da una domanda spietata: quello che è accaduto tra Mercato San Severino e Salerno nello scorso fine settimana sarebbe potuto capitare a noi? Saremmo stati capaci anche noi di farci accecare dalla passione al punto da minacciare i giocatori della nostra squadra perché non giocassero una partita alla quale come tifosi eravamo stati ufficialmente invitati a non partecipare? Preso singolarmente, ciascuno di noi risponderebbe: no, non avrei mai compiuto un simile atto criminale. Una condanna sincera, ma una cosa sono i singoli, un’altra è il branco, massa informe e incontrollabile che si muove secondo istinto bestiale, non secondo logica. Domenica ha vinto il branco, Nocera e la Nocerina hanno perso irrimediabilmente. Ho letto e sentito dire che quelle immagini non aiutano a combattere la violenza, anzi la alimentano. Non sono d’accordo: la farsa delle sostituzioni immediate, poi completata dall’epidemia di accidenti fisici occorsi ai calciatori della Nocerina è stato uno spettacolo indecente, ma istruttivo nella sua oscenità. L’orrore di quella scena trasmessa in diretta tv e ossessivamente replicata dalle televisioni e dai siti web di tutto il mondo avrà fatto arrossire di scorno anche il delinquente più incallito, purché non coinvolto personalmente in quegli atti di barbarie. Gesti di follia collettiva che hanno investito il calcio di provincia con la forza di un caterpillar. Travolgendo pure i calciatori, più complici che vittime. No, a noi non dovrà mai capitare. Sarebbe la pietra tombale su un mondo già disastrato che stava tentando di rianimarsi. Le vicende giudiziarie del presidente Luce non condizioneranno il progetto sportivo, ripetono i dirigenti del Savoia. Rassicurazioni provvidenziali, per ora. Le regole del gioco vanno rispettate, perfino quando può sembrare forte il senso di ingiustizia subita. Altrimenti salta tutto. Così un’ordinanza che vieta le trasferte quando c’è pericolo di incidenti è la più difficile da mandar giù. E’ una limitazione alla nostra libertà; il Savoia – tanto per rimanere entro i confini torresi – disputò un intero campionato senza pubblico amico in trasferta. Ma la squadra vinceva e almeno la serie D venne riconquistata. Nello sport conta il risultato (regolare). Tutto il resto è offside, fuorigioco. Materia da discutere in procure e tribunali, i posti più lontani da un campo di gara. MASSIMO CORCIONE