A cura della Redazione
Uno spiraglio per i giovani disoccupati Ora che il dramma della disoccupazione l’ha scoperto anche l’Europa, forse avremo qualche possibilità in più di combattere la nostra battaglia per il lavoro. Abbiamo trascorso mesi invidiando il miracolo tedesco, abbiamo sognato un’emigrazione in Germania che fosse esaltazione del nostro valore professionale, abbiamo ascoltato di case vendute a mille euro al metro quadro, e quasi quasi abbiamo anche preparato le valigie. Poi il risveglio: se l’Europa non va, anche la locomotiva rischia d’incepparsi . E allora ecco partire il piano speciale. Finora si è avuti tutti la sensazione di essere considerati disgraziati marginali incapaci di risolversi da soli il proprio problema. Invece l’occupazione non è un male endemico dal quale non sarà mai possibile liberarsi, ma una piaga sociale che minaccia di travolgere un sistema intero. Il vecchio mondo allargato agli ultimi componenti del nuovo mercato unico ha dunque deciso che qualcosa andrà fatto, anche se non ha ancora capito che cosa. Perché comunque la realtà italiana resterà diversa da quella di altri paesi che neppure hanno percorso il nostro stesso cammino, saltando gli stadi intermedi del processo. Non aspettiamoci salvatori in arrivo da Bruxelles o da Berlino; è l’interesse egoistico che li muove, non uno spirito filantropico. Ed è anche giusto che sia così in un regime di libera economia. Ma, e qui lo dico ai ragazzi, attrezziamoci per tempo, senza star lì ad aspettare una manna che nessuno lancerà dal cielo. Gli esempi che vedo provenire da Torre mi sembrano incoraggianti, anche se somigliano più a tentativi isolati che a momenti di una strategia di generazione. L’associazionismo da noi ha sempre avuto vita breve, ha vissuto sull’entusiasmo di pochi, poi inevitabilmente destinato a evaporare. Ma stavolta non si tratta di garantire sopravvivenza a un’istituzione o a una meravigliosa idea, qui si deve puntare a creare impresa, a fare delle idee un business. Il fai da te sarebbe il massimo o forse solo un’utopia, ma lo Stato deve concedere agli imprenditori di professione incentivi reali e poi garantire a tutti noi un controllo che eviti arricchimenti fraudolenti di chi più che imprenditore si riveli... prenditore. Il termine è tornato di moda, ma ricorda le prodezze deliquenziali di quanti hanno spesso sfruttato il Mezzogiorno per finanziare tutt’altri progetti. Ne hanno avuto un’esperienza diretta quanti oggi (e non da poco) si trovano in cassa integrazione, troppo frequentemente anticamera della disoccupazione. L’Europa s’ è accorta anche di questi drammi, ma la flessibilità della disperazione non è eterna. Non sarà questo un discorso da spiaggia, ma anche le stagioni non sono quelle di una volta. Un altro segno di cambiamento. MASSIMO CORCIONE