A cura della Redazione
Riappropriamoci del nostro passato Sarebbe bello definirsi ricchi, mentre tutti gli indici di povertà s’impennano. Ma non possiamo farlo neppure se parliamo di arte, cultura, storia, categorie nelle quali Torre Annunziata qualche posto in classifica meriterebbe di scalarlo. Occorrerebbe però riappropriarsi il passato, porre rimedio a qualche ruberia anche autorizzata che nel corso dei secoli ha depredato il nostro patrimonio. Ricchi - e questa è una certezza - non lo diventeremo mai, per cronica incapacità a sfruttare i nostri beni, a valorizzarli. Abbiamo conservato gli scavi di Oplonti per l’impossibilità che qualcuno nel corso dei secoli riuscisse a rimuovere dalle pareti gli affreschi, altrimenti anche quelli avremmo perso. Ma lo sfruttamento di quella miniera di tesori d’arte è un’altra cosa. Basterebbe un museo, un antiquarium degno di giustificare una convinta deviazione dalle rotte tradizionali del turismo, anche quello archeologico. Niente, non si è fatto niente in tutti questi decenni, e non solo per colpa nostra e delle generazioni di politici che sono avvicendate alla guida della città. Eppure quella nota della Sopraintendenza (diffusa qualche anno fa) che ci definisce incapaci di custodire i nostri beni artistici suona come una bolla infamante, una patente di inaffidabilità davanti alla quale mostriamo comunque un’incapacità di reagire. L’argomento torna d’attualità e la rabbia torna a montare per la restituzione del dipinto di Mattia Preti tornato nella Chiesa dell’Immacolata. Una bella notizia che scopre le nostre inefficienze e anche la nostra ignoranza. Quanti faranno la fila per rivedere un’opera della quale non sospettavano l’esistenza, figurarsi l’appartenenza alla propria comunità? In quanti, tra noi torresi, conoscono i dipinti che impreziosiscono il Duomo? Vincenzo Marasco, uno dei più attenti osservatori del nostro passato, propone su questo numero di Torresette, una rapida mappa dei piccoli e grandi capolavori mai rientrati alla base. Cita il sarcofago di Nicolò d’Alagno, il Signore intorno al cui castello sorse l’attuale Torre Annunziata. Io stesso confesso di averne appreso l’esistenza solo grazie alla sua citazione e la mia ignoranza quasi mi avvilisce. Non conservare i resti del proprio fondatore è il massimo della negazione delle proprie origini. Un atteggiamento assolutamente inconsapevole. Non è un’attenuante, ma un’aggravante della nostra condizione. E la conferma che non diventeremo mai ricchi. MASSIMO CORCIONE