A cura della Redazione
Che brutta aria che tira! Qualcosa va fatto Che brutta aria tira! Le immagini della Città della Scienza carbonizzata evocano la caduta di un sogno, la normalizzazione imposta da chi distrugge per ignoranza e prepotenza. Bagnoli era un esempio da seguire e una speranza da inseguire: dallo scempio dell’Italsider ai prodigi prodotti dall’uomo, una perfetta metafora del bene che vince sul male. Tutto ridotto in cenere, un altro scheletro da consegnare alla vista dal mare. Come le tante fabbriche che una volta popolavano la nostra costa e ora sono lì, monumenti a un tempo sbagliato che ha lasciato solo ferite. Ecco perché la riconversione di Bagnoli appariva a tutti come la via maestra. L’illusione legata alla ricostruzione virtuale di Pompei non era forse un tentativo ispirato alla Città della Scienza? A Torre neppure si arriva alla realizzazione, ci si ferma prima. E la colpa non è solo delle inefficienze che pure ci sono. Siamo stretti nella morsa, una violenza che la crisi economica sta addirittura esasperando. La scena dell’ultimo agguato, in piena città e in pieno giorno, è di quelle che restano nella memoria, documento della barbarie dalla quale non riusciamo a liberarci. Ho letto, sul muro di Torresette, i nuovi accorati appelli al maggiore Toti perché torni a liberare Torre Annunziata. Oggi forse non basterebbe neppure lui, con la sua ostinazione, con la sua encomiabile idea di legalità da trasmettere soprattutto a chi viola la legge per capriccio o per disegno criminale. Oggi forse qualcosa è cambiato: si uccide per niente, non c’è un impero da dividersi, ma briciole che però annullano il valore di una vita. Qualcosa va fatto, subito. C’è un piccolo tesoretto da assegnare, fondi che possono alimentare una mini-ripresa oppure essere dilapidati o, peggio ancora, finire in mani sbagliate. La disperazione imperante alimenta gli appetiti più malvagi. In questo periodo di quasi anarchia – senza Papa, senza Governo e presto anche senza Presidente – occorre attrezzarci con l’autotutela. La soglia di attenzione del potere locale deve innalzarsi, come la vigilanza affidata a ciascuno di noi. La tendenza (e la tentazione) porta verso una democrazia partecipativa, nella quale il cittadino è protagonista e non spettatore. Anche se non abbiamo un guru che ci guida, proviamoci lo stesso. Non facciamoci bruciare la nostra vita, è l’unica che abbiamo. Ma che brutta aria tira! MASSIMO CORCIONE