A cura della Redazione
Veni, Vidi, Vitter Cinque promozioni che nessun esonero potrà cancellarle: nel palmarès personale di Pasquale Vitter, professione medico pediatra con l’hobby del calcio, quelle vittorie resteranno per sempre. Come l’impresa di aver fondato una squadra insieme a un gruppo di benemeriti amici nell’anno più nero del calcio a Torre Annunziata e di averla portata in serie D. Finalmente il Purgatorio dopo anni vissuti all’Inferno. Ora che la sua avventura è finita, il dubbio che convenisse lasciare da trionfatore deve averlo assalito, anche se provarsi sulla panchina di un campionato nazionale è stata una tentazione troppo forte cui resistere. Dieci anni indimenticabili, una fedeltà assoluta che ne fa un piccolo Ferguson. Comunque sia andata (e non è andata benissimo per nessuno), al Dottore occorre dire grazie. Se fosse stato meno testardo nel perseguire il suo piano impossibile, oggi saremmo ancora al tempo delle sedute spiritiche, evocando allo stadio quando era di scena la serie B. Quel traguardo era stato l’inizio di tutti i guai: un anno di illusioni è costato carissimo a tutti noi, e non solo per il furto subito da parte di chi poi ci truffò promettendo un impossibile rilancio. Nacque dal disastro della cancellazione uno splendido sogno. E a disegnarne i contorni furono Pasquale Vitter e i suoi soci, un gruppo di don Chisciotte pronti a combattere contro i mulini a vento che muovevano chiacchiere e nulla più. Fu considerata quasi un’usurpazione l’aver affiancato il nome Savoia al generico attributo Atletico. Se quella storia non fosse mai partita, ora non avremmo il Savoia, quello vero, marchio sopravvissuto ai fallimenti e regolarmente abbinato a una squadra dalla quale adesso si pretende tutto, fino a una nuova promozione nel mondo professionistico. Il calcio per Vitter è restato un hobby, appassionante come l’attività di medico. Dedizione assoluta a una causa simile a una missione. L’ultima promozione è stata la più sofferta, celebrata lungo una stagione che ha visto di nuovo lo stadio di Torre pieno di tifosi e di entusiasmo. La straordinaria serata di festa in occasione della sfida di coppa Italia con il Gladiator resta il momento più alto: atmosfera da brividi anche per chi la visse da lontano, attraverso le immagini malferme rilanciate dal web. Figurarsi per uno che dalla postazione privilegiata della panchina vide intorno a sé una folla che neppure in serie B si riesce a radunare per una partita. Ma il giorno più bello probabilmente resta quello del primo campionato vinto, dalla Terza alla Seconda Categoria. Senza quello, tutto il resto sarebbe stato nulla. Il Dottore trovò subito la medicina giusta per farci rinascere. Dirgli solo grazie, è troppo poco. MASSIMO CORCIONE