A cura della Redazione
Non priviamoci di cosa amiamo di più La festa del 22 ottobre in pericolo per mancanza di fondi, lo stadio chiuso fino a Natale per il comportamento delittuoso di chi ha taroccato un fumogeno trasformandolo in un ordigno malefico: il ritorno alla quotidianità è stato angosciante. Ma è sempre una questione di rispetto, mancato, verso noi stessi. Parto dall’invito di un frequentatore del Muro di Torresette a parlare di Fisco. Che cosa c’entrano le tasse con la festa e con il Savoia? Provo a spiegare. Salvatore si considera tartassato, lamenta una storia di ordinaria burocrazia che produce un fittizio aumento del suo reddito fisso (e quindi dell’imposizione), denuncia il pericolo che tasse troppo alte su stipendi bassi producano una pericolosa esasperazione proprio nei cittadini onesti. Bastano questi contorni del caso perché tanti si identifichino nel dramma reale di Salvatore, passato in pochi anni da una condizione di sostanziale tranquillità a una precarietà molto nervosa. L’anomalia, assolutamente insopportabile e incivilmente diffusa, è non pagarle, le tasse. Non penso solo al posteggiatore abusivo (per il quale si potrebbe invocare lo stato di necessità), ma a chi abusa della nostra pazienza e tolleranza, continuando a evadere quegli obblighi fiscali che la più elementare regola di convivenza imporrebbe loro di rispettare. Qui (a Torre come in Italia) invece la convivenza si trasforma in barbara prepotenza, pure allo stadio, dove il gesto di un gruppo di incoscienti e ignoranti impedisce a una maggioranza di continuare a divertirsi con il calcio. Doppio esempio di vera delinquenza, letale quanto la camorra. Il Savoia non incasserà un euro fino alla fine del 2012, eppure un club calcistico non è un ente benefico. Non lo è neppure il Comune che lamenta, soprattutto per l’evasione, una situazione finanziaria asfittica: non garantisce più beni e servizi che ogni cittadino avrebbe diritto di godere, e neppure i contributi per una festa patronale alla quale tutti noi torresi, vicini e lontani, aspireremmo a partecipare. Non mi interessa entrare nella polemica se sia stato frutto di colpevole dimenticanza o di assoluta indigenza non aver previsto i fondi per il 22 ottobre nel bilancio comunale, so per certo che, se l’onestà fiscale non fosse un’opzione, quelle casse avrebbero risposto alla voglia di festa. I soldi saranno trovati, assicurano Sindaco e Giunta, ma resteranno scoperte altre esigenze che hanno dignità superiore rispetto alla celebrazione di una ricorrenza simbolica. Sono un innamorato laico della Festa, non un bacchettone moralista. Ma sono anche per l’autotassazione libera, per la partecipazione popolare al finanziamento di luminarie e fuochi. Secondo propria volontà e propria disponibilità. Sarebbe il più bel regalo che potremmo fare a noi stessi. MASSIMO CORCIONE