A cura della Redazione
Che nausea questo calcio truccato! Permettetemi uno sfogo da amante tradito. Io di mestiere faccio il giornalista e negli ultimi otto anni mi sono sempre occupato di sport, con un attenzione particolare al calcio. In Italia domina la scena, lasciando pochissimo spazio agli altri sport e assorbendo gran parte delle attenzioni e delle risorse economiche. Questa storia di corruzione, pentimenti veri o fasulli, negazione dellíevidenza mi sta nauseando. Io trascorro le mie giornate cercando di trovare il modo pi˘ efficace, pi˘ coinvolgente per raccontare piccole e grandi imprese, poi a distanza di anni devo scoprire che era solo una recita, che tutto era stato deciso in un appuntamento clandestino, in una hall di albergo, in una telefonata tra due delinquenti. Perfino i derby hanno truccato, le sfide che aspetti per un anno, le egemonie che valgono almeno un girone: tutto Ë stato ridotto a una squallida recita dove anche squallide imitazioni di tifosi hanno partecipato alla ignobile farsa. Memoriali e interviste-verit‡ imperversano sui settimanali popolari: altri dettagli si aggiungono a quelli gi‡ consegnati ai magistrati delle procure e agli inquisitori calcistici. Non si riesce a trovare una giustificazione a questi comportamenti delittuosi: lo stato di necessit‡ non regge, pure se sei da sei mesi senza stipendio, pure se abiti con tre compagni in due camere e cucina. Eí il mito del guadagno facile, dellíingaggio milionario che ha mosso alla violazione di tutte le norme etiche. La legislazione premiale ñ abbiamo scritto tutti ñ aiuter‡ a ripulire questo mondo che ciclicamente viene investito da bufere giudiziarie, ma davanti a certi racconti ti accorgi che rappresenta solo la pi˘ comoda via díuscita da una situazione imbarazzante. Provano a riconquistarsi una verginit‡ che nessuna operazione chirurgica potr‡ loro restituire. Garantiscono che vogliono tornare a vivere da protagonisti, quando spesso le luci pi˘ intense si sono accese sulle loro prodezze in questi giorni della vergogna. Qualcuno di questi presunti colpevoli (la definizione pi˘ giusta secondo le norme sportive) lo abbiamo anche conosciuto a Torre Annunziata: Tisci e Bertani hanno giocato nel Savoia. Erano poco pi˘ che ragazzini, piedi fini il primo, grande voglia il secondo, sembravano destinati a brillante futuro. E Bertani un senso alla propria carriera líha anche dato, arrivando in serie A con il Novara, giocando in piazze importanti come Genova, proprio da dove era partito Tisci, annegato invece in una mediocrit‡ di provincia. Due storie opposte con uno stesso finale: una cella del carcere di Cremona che li ha ospitati per qualche notte che rester‡ memorabile nella loro vita. Tutti, hanno rovinato anche la nostra di vita. Di chi tifa per squadre che credeva leali, di chi gioca per vincere sempre, di chi tutto questo deve raccontarlo per mestiere. Che a volte diventa davvero un brutto mestiere. MASSIMO CORCIONE