A cura della Redazione
Il voto, privilegio democratico C’è un’esigenza che più di ogni altra va rispettata in questa competizione elettorale: chi corre deve essere pulito. A Torre Annunziata, se possibile, ancora di più. Non possiamo permettere che il sospetto possa macchiare l’ennesimo tentativo di dare alla città un Governo in grado di cambiare il corso inesorabile degli eventi. Nessun tipo di doping è ammesso, meno che mai la contiguità accertata con chi gestisce le attività criminali. Questa è la premessa, scontata, alla quale avrebbero dovuto attenersi tutti gli organizzatori delle liste. Non è la più semplice delle operazioni da compiere in una realtà come quella torrese dove l’area grigia è quasi dominante, il proliferare delle formazioni allestite per queste elezioni non ha reso il compito più facile, ma la soglia d’attenzione forse doveva essere un po’ più alta. Fare chiarezza ancora si può, ma perché anche questa non resti solo una polemica pre-elettorale tra candidati sindaci, occorre andare in profondità, a costo di rivedere qualche scelta un po’ affrettata. Altrimenti la palla passa all’elettore, il giudice finale delle aspirazioni elettorali dei singoli. Il gioco delle alleanze non limita la libertà di chi deve dare i propri voti. Si può votare per un aspirante sindaco anche nessuno dei candidati che lo sostengono riscuotono la fiducia dell’elettore. Questa possibilità in parte restituisce ogni potere di scelta al cittadino, cosa che sarebbe auspicabile anche per le politiche dove ancora subiamo l’espropriazione del nostro diritto. Una ragione in più per andare a votare: il partito del non voto in tutta Italia sta raccogliendo continue adesioni, ma mi permetto di sostenere che da noi non servirebbe. Qualcuno ci dovrà pur governare: almeno siamo noi a scegliere i migliori. Godiamoci questo privilegio democratico che mette alla pari tutti i partecipanti alla Grande Corsa. La scelta facciamola sui programmi. Se ne è parlato troppo poco, anche la discesa dei rappresentanti della Grande Politica ha impedito che il dibattito decollasse sui bisogni, sulle indifferibili richieste da soddisfare. La stessa denuncia sullo stato di abbandono degli Scavi ospitata sul Corriere della Sera non ha prodotto una reazione forte, soprattutto non ha generato sollecitazioni per un intervento immediato di chi ci ha comunque lasciati in questo stato di abbandono. Questa si chiama rassegnazione, il male che da sempre ci attanaglia, obbligandoci a subire. Nessun salvatore verrà in nostro aiuto, nessuna astronave atterrerà dispensando aiuti, soprattutto in tempi di crisi siamo noi gli unici artefici del nostro destino. Il voto è lo strumento più efficace in nostro possesso. Usiamolo. MASSIMO CORCIONE