A cura della Redazione
Come vorremmo che fosse la Torre che verrà Come sarà la Torre che verrà? In assenza di una palla di vetro che offra una visione davvero chiara sul futuro, a dare risposta sono chiamati quanti, per libera scelta, si candidano a governarla, questa città bella e maledetta. Ma il tempo delle proposte non sembra ancora giunto, siamo alle schermaglie politiche, al gioco delle alleanze e dei veti incrociati. Il sostanziale fallimento dell’esperimento delle Primarie sembra dar ragione ai cultori della vecchia politica, quella del gioco dei compromessi, non dei progetti. Purtroppo i fatti sono chiarissimi: sottoporre a riconteggio i voti di una libera consultazione per denuncia di possibili brogli è l’epilogo avvilente per l’utilizzazione di uno strumento di democrazia partecipativa. Se non siamo capaci di sceglierceli i candidati, allora è giusto che li subiamo, che sopportiamo gli effetti di trattative che si tenta di condurre sopra le nostre teste, soprattutto sopra i nostri interessi concreti a vedere rianimata una realtà agonizzante. Siamo alle prove di dialogo, riprese e interrotte per difficoltà di trovare un linguaggio comune, un codice che permetta davvero di giungere a intese reali. La distanza mi impedisce di entrare nel merito delle questioni, non sarebbe giusto, resto fermo nell’amarezza per una frantumazione che non può mai combinarsi con l’eccezionalità del momento. Non invoco un piccolo Monti, non ne avremmo neppure uno da esibire, e amministrare Torre non è affare per professori, ma se per salvare l’Italia s’è di fatto formato un governo di salute pubblica, perché non sarebbe possibile replicare qui con una versione un po’ più popolare e meno bocconiana? So che mi ripeto a distanza di anni e di elezioni, ma siete davvero sicuri che una candidatura trasversale, con un governo di politici-tecnici (scusate l’ossimoro) non porterebbe vantaggi che ci stiamo negando da troppo tempo? Aspetto di conoscere i programmi: scommettiamo che saranno perfettamente sovrapponibili, catalogo delle belle intenzioni e (spesso) dei sogni poco realizzabili? Quante domande, e per ora nessuna risposta. Il problema è sempre venuto dopo, quando si è cercato di dare attuazione alle idee. A quel punto le divisioni sono diventate barriere, anzi le divisioni si sono moltiplicate e, cosa ancora più insopportabile, l’aula del Consiglio comunale s’è trasformata in sala prove di una scuola di ballo. Il tempo delle danze è finito, almeno così vorremmo che fosse nella Torre che verrà. MASSIMO CORCIONE Da TorreSette del 9 marzo 2012