A cura della Redazione
Evitiamo che fugga via anche il nostro destino Non depredateci dell’unica ricchezza che possediamo; la scoperta che mancano al conto dei reperti di Oplonti allarma almeno quanti i furti nelle case e i colpi notturni in bar e negozi. Sono tutti indizi di una emergenza tornata routine. Più si allarga il fronte della criminalità, più diventa difficile porre un argine. Manca una regia, un punto nevralgico da individuare e colpire. Il capo dei capi non c’è più, le schegge di delinquenza impazzita minacciano di produrre ancor più danni. E se scassi e rapine condizionano la vita quotidiana, insinuando un senso di paura che può determinare effetti paralizzanti, attentare al patrimonio archeologico blocca anche la più remota ipotesi di sviluppo. Le condizioni degli Scavi, a cominciare dal degrado che si è impossessato dell’inimitabile sito di Pompei, già creano inquietudine: non esiste l’alternativa del restauro quando si sbriciola un muro antico duemila e passa anni e l’aria che tira non porta ottimismo. Se non difendiamo Oplonti, rischiamo fortemente di perderla. E tutte le proposte di salvezza di quel patrimonio difficilmente stimabile passano per lo Spolettificio, struttura che continua a essere centrale in tutti i discorsi sul futuro della nostra Comunità. Un Museo aperto a tutti, un immenso forziere per custodire i tesori, sicuramente un’area da collegare agli Scavi: scegliete pure la formula, ma resta l’inevitabilità della annessione, non fosse altro che per contiguità topografica. Queste cose, però, è inutile che continuiamo a dircele tra noi, o ad aspettare che ce le ripetano i candidati alle prossime elezioni. Non c’è più tempo, occorre alzare la voce ora, per farci sentire subito. All’ammiraglio Di Paola chiediamo un aiuto concreto per non affondare, e l’appello non si fonda solo sulle sue origini familiari: signor Ministro risponda in fretta, altrimenti diventerà archeologia anche lo Stabilimento Militare che lei amministra e che di fatto ha già cessato la propria funzione originaria. Quei segni di un’opulenza un po’ decaduta - dalle ville romane alle eredità pre-unitarie - appartiene a tutti noi e ambiremmo a custodirla ancora a lungo in ottimo stato di conservazione. Proprio in momenti di crisi come questo che stiamo vivendo, i gioielli di famiglia vanno lustrati, soprattutto perché sono invendibili, non esiste Monte di Pietà che li accetti in pegno. E non è azzardo prevedere che solo questa strategia potrà garantire almeno il mantenimento di posti di lavoro che altrimenti andrebbero persi. La scommessa, semmai, è sulle nuove occasioni legate a opere comunque non differibili. Chiudiamo i cancelli, evitiamo che fugga via anche il nostro futuro. MASSIMO CORCIONE