A cura della Redazione
L´Italia si "difende" con un torrese Nato a Torre Annunziata: il dettaglio biografico di Giampaolo Di Paola, appena nominato ministro della Difesa nel governo d’emergenza, improvvisamente fa risorgere quel campanilismo che spesso finisce sotterrato da insopportabili polemiche. Un torrese sulla poltrona di ministro: era successo un’altra volta, lo avrete già letto da qualche parte, ma stavolta è diverso. Tullio De Mauro, ministro nel governo Amato di dieci anni fa, a Torre Annunziata nacque quasi per caso, figlio di un farmacista che aveva lasciato la Sicilia e che presto avrebbe lasciato anche la Campania. L’ammiraglio Di Paola no, lui è torrese vero, cresciuto qui e poi salpato verso una carriera militare in Marina che davvero lo ha portato a girare il mondo come promettevano quei manifesti che venivano esposti nelle scuole superiori a fine anno scolastico per favorire l’arruolamento. Non si meravigli ora se ritroverà cento testimoni della sua adolescenza, se tutti riferiranno mille aneddoti di cui avrà probabilmente perso la memoria. Sarà additato a esempio, considerato un simbolo positivo, anche se fino a qualche giorno fa i più ne ignoravano l’esistenza. Qualcuno ha forse mai provato a coinvolgerlo in qualche progetto, ad ascoltarne il parere su qualche tema fondamentale per la nostra sopravvivenza? Eppure sono anni che Giampaolo Di Paola è ai vertici delle organizzazioni militari. Uno dei tanti torresi che in giro per l’Italia e per il mondo hanno collezionato apprezzamenti e fama. Proviamo a riconquistarlo, l’ammiraglio. Certamente ricorderà che cosa abbia sempre rappresentato per Torre Annunziata lo Spolettificio, stabilimento militare che ora rientra nelle sfere della sua competenza ministeriale. Non passiamo subito all’incasso per immergere un torrese illustre e lontano nelle nostre miserie quotidiane, ma a qualcosa i ricordi personali del Signor Ministro potranno pure servire. Di Paola conosce la storia passata di Torre Annunziata e della sua industria più antica, chi sa se ne conosce ora gli ultimi possibili sviluppi che proprio Torresette ha raccontato qualche tempo fa, ufficializzando la nuova destinazione. Chi sa se ricorda che gli archeologi da sempre ipotizzano come sotto l’area occupata dallo Spolettificio si stenda un’altra parte dell’antica Oplonti, patrimonio storico, ma soprattutto potenziale ricchezza per una terra disgraziata (cioè senza grazia) abituata a dilapidare il proprio tesoro piuttosto che valorizzarlo. Ecco, questo, oltre a essere un sincero messaggio di auguri per un’impresa ad altissimo indice di difficoltà, si propone anche di essere un piccolo promemoria indirizzato al Ministro. Per una piccola cosa da fare, non per clientelismo, non per favorire una cittadina che ha avuto solo la ventura di vederlo nascere, ma per una naturale esigenza di rendere fruibile a tutti uno spazio altrimenti negato. Per una volta evitiamo di proporre targhe da assegnare, chiavi della città da consegnare, discorsi da recitare su un palco, ma una visita a Torre sì. Ministro, ci venga a trovare: sarà un’occasione per rivedere qualche parente, ma soprattutto per passeggiare in luoghi familiari che non possono essere stati cancellati dalla mente di un militare chiamato con un piccolo esercito di superesperti a salvare l’Italia dal disastro. E noi, che dell’Italia ci sentiamo parte centrale e non periferica, avremmo tanta voglia di partecipare alla festa. MASSIMO CORCIONE