A cura della Redazione
La lezione del giovane Dario C’è un piacere tutto intimo che una grande lezione procura in chi la riceve. Io l’ho provata grazie a Dario, uno splendido ragazzo di sedici anni che in tre ore passate insieme è riuscito a trasferirmi un immenso entusiasmo accompagnato da una serie di osservazioni che neppure il più acuto dei critici televisivi avrebbe potuto proporre. E’ stata una lezione collettiva, ne hanno beneficiato anche personaggi che di solito fanno scuola, non la frequentano: Dario ha consigliato Luca Vialli nell’elaborazione della sua lavagna tattica, ha parlato alla pari con Carlo Ancelotti e Paolo Rossi che gli hanno pure invidiato la proprietà di linguaggio, ha scoperto infine quelle due o tre cose che ancora non sapeva dei conduttori tv che scandiscono le sue giornate al ritorno da scuola. Un altro qualsiasi dei suoi coetanei si sarebbe bloccato davanti a personaggi che la televisione ha reso famosi, lui no: straordinario è soprattutto il feeling che riesce a stabilire con chi gli sta di fronte, senza alcuna soggezione. Sa di poter reggere il confronto, e ciò gli regala una forza supplementare. Dario è arrivato da Torre Annunziata scortato dalla sua splendida famiglia e in pochi minuti ha conquistato tutta Sky Sport. I suoi occhi hanno indagato ogni spazio, ogni angolo, le sue domande hanno investigato dietro le quinte della televisione, una realtà tutta nuova anche per lui, spettatore attentissimo. Possiede una sensibilità raffinata, ha intuizioni illuminanti, propone un pensiero laterale - come lo chiamano in psicologia - che gli consente di arrivare alla soluzione del problema seguendo la strada meno battuta. Se io dovessi puntare sulla sua capacità di analisi, investirei tutti i miei risparmi; una testa così va sfruttata per il bene di tutti, non può servire solo a sé stesso. Occorre solo aspettare che completi il suo ciclo di conoscenze teoriche per poterle elaborare e poi applicarle alla realtà per modificarla, finalmente. Basterebbe un ragazzo così ogni anno per garantire un cambiamento della classe dirigente che ci porti veramente in avanti, senza impantanarci in questioni medievali capaci di generano arretratezza e non il progresso che ci serve. Dario è un ragazzino che si muove su una carrozzina, ma con la mente e la parola viaggia velocissimo. A stargli dietro si fatica tantissimo, ma non perdiamolo di vista. Seguendolo si va lontano. MASSIMO CORCIONE