A cura della Redazione
La condanna di chi dovrebbe aiutarci Faccio partire la macchina del tempo e vado indietro di qualche settimana: l’ordinanza che motiva gli arresti dell’ultima maxiretata operata tra Torre Annunziata e i paesi vesuviani contiene un’osservazione inquietante, che improvvisamente fa retrocedere tutti di qualche anno. I magistrati ipotizzano che il reclutamento della malavita sia ricominciato, con tanto di raccomandazioni di mamme che chiedono all’Anti-Stato l’assunzione rifiutata dallo Stato per i loro ragazzi. E’ il buio che cala sulla civiltà, la riaffermazione del potere criminale come riferimento per generazioni allo sbando. Non è sociologia d’accatto, non sono allarmi dispensati a tanto al chilo, ma il pericolo più volte temuto che si materializza nelle pagine ufficiali di un atto giudiziario. E’ il segno, soprattutto, che l’operazione pulizia meritoriamente avviata dai carabinieri, dalla polizia, da tutte le forze dell’ordine, e fortemente spalleggiata dalle procure, è rimasta un’incompiuta. Abbiamo detenuto (mai verbo fu più metaforico) il primato percentuale di cittadini ospitati nelle carceri italiane, senza che nulla venisse fatto per mostrare a chi era fuori cosa fosse la normalità: nessuno si aspettava un lavoro subito – sarebbe stato evento miracoloso - ma sarebbe stato utile almeno indicare la strada per costruire un futuro lontano dalla criminalità. E questo è un compito che spetta allo Stato, a chi dal Centro coordina gli interventi perché le distanze all’interno del Paese si riducano e non s’allunghino a dismisura come purtroppo sta accadendo in questi mesi. L’assenza di speranza rappresenta la forza delle bande che impediscono ogni forma di sviluppo, spingendo lontano dalla legalità moltissimi ragazzi e, fatto ancora più disperante, le loro famiglie. Una delle conseguenze aberranti è l’etichetta che torna a essere appiccicata alla nostra carta d’identità, senza distinguo, con un’equazione che credevamo di aver rimosso. L’inqualificabile episodio di Pontecagnano, al di là di tutte le ricostruzioni e di tutte le giustificazioni tentate, è solo un effetto di questa situazione che mortifica tutti noi. Tutto ciò che accade da queste parti viene guardato con sospetto, anche una battaglia come quella che conducono i torresi di Torre del Greco per mantenere aperto il proprio ospedale finisce per essere valutata con pregiudizio. Da qui si può fare davvero poco, quasi niente, e assistere impotenti al paradosso delle raccomandazioni per delinquere è la pena più severa alla quale ci condanna chi dovrebbe aiutarci. MASSIMO CORCIONE