A cura della Redazione
Abbattere i confini, una nuova sfida Sette chilometri per uno, una striscia di terra stretta tra il mare inquinato e la montagna violentata, settemila abitanti per chilometro quadrato che un tempo non lontanissimo erano arrivati a essere quasi diecimila: ecco che cosa è Torre Annunziata vista su una cartina. Con sei comuni che le stanno attaccati, senza che mai ci sia soluzione di continuità. Come si fa a concepire decisioni e scelte che non siano inserite in un piano comune? La logica lo imporrebbe, la pratica racconta che non esiste alcun coordinamento, nessuna azione comune o combinata per procedere di pari passo. Lo scempio urbanistico è sotto gli occhi di tutti: sarebbe bastato poco, un piano regolatore che oltrepassasse i singoli paesi per organizzare uno sviluppo ordinato dalle pendici del Vesuvio fin giù sulla costa. E invece, avete mai provato a salire sul Vulcano e vedere lo spettacolo che vi si apre davanti? Bellissimo l’orizzonte con colori strappati alla tavolozza del pittore più delicato, ma anche una confusione che neppure una mente distorta sarebbe stata capace di concepire. Cemento ovunque, che sembra però gettato a caso: un grattacielo vista mare e una casa bassa in una vallata, costruzioni che emergono dalle pietre di lava, quasi una sfida aperta alla Natura lanciata dall’uomo vesuviano per stabilire il proprio primato. Non certamente un primato di civiltà, ma quello dell’arroganza, della prepotenza, spesso anche del cattivo gusto che sommergono bellezze incomparabili. E’ una visione pessimistica, ma non arrendevole. Qualcosa si può ancora salvare, ma occorre dire basta alle divisioni, alle separazioni, in parte anche ai confini. TorreSette una piccola grande sfida la propone: neppure l’informazione può restare ristretta in un ambito troppo locale, le mode e le tendenze non si fermano davanti ai cartelli stradali. Che differenza c’è tra un ragazzino di Torre del Greco e uno di Torre Annunziata, sono uguali le esigenze, le mancate risposte ai loro bisogni, il tradimento delle speranze. Non è una concezione ecumenica, ma solo il bisogno di trovare una via d’uscita comune dalla crisi che supera i limiti territoriali imposti dalla geografia. Ecco allora che presto il giornale si allargherà, leggerete le cronache dei nostri vicini, come loro conosceranno meglio i nostri fatti (e i nostri misfatti). Non ci sarà molta differenza, forse, né penso che il mal comune procuri davvero mezzo gaudio. Diventa solo un male doppio, ma forse trovare la medicina per vivere tutti meglio diventerà più facile. MASSIMO CROCIONE